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l’ordine degli affetti

· «Amoris laetitia» e l’armonia di eros, philia e agape ·

Il capitolo quarto di Amoris laetitia (L’amore nel matrimonio) è certamente il luogo in cui Francesco condensa l’apporto innovativo e propositivo dell’espansione fenomenologica e integrazione esistenziale della parola cristiana che interpreta la fede, l’intimità feconda dell’uomo e della donna, accolta come “sacramento” del disegno creatore di Dio. 

Marc Chagall, «Cantico dei cantici v» (1965-1966)

Questo capitolo contiene gli elementi di una vera e propria ricomposizione sistematica dell’antropologia teologica del matrimonio intorno alla verità sapienziale — non pelagiana (volontarista) e non gnostica (spiritualista), non illuministica (razionalistica) e non romantica (sentimentale) — del matrimonio. L’amore non è semplice incanto del sentimento o slancio ideale dell’affetto. L’amore è un operare edificante: «voler bene» è un «far bene» (Amoris laetitia, 94). L’invito, qui, è a una concezione dell’amore come tessitura costruttiva che si arricchisce nel tempo, come un lavoro ben fatto che genera la vita e rigenera il mondo. Un elemento strategico dell’impianto di questo capitolo è il coraggio di parlare della carità coniugale come affinamento estetico della passione (eros) e forma superiore di amicizia (philia), che trovano riscatto, sublimazione e compimento nel grembo di agape, in cui irradia e si riflette la pura grazia dell’amore inarrivabile di Dio (Amoris laetitia, 120-127). Questa discreta illustrazione dell’amore coniugale come luogo emblematico (ma non totalizzante, rispetto al più vasto e ricco repertorio dell’alleanza creaturale dell’uomo e della donna) della circolarità di eros, philia e agape, in un universo culturale (ma anche teologico) che tende a tenerli separati o a concepirli come alternativi, senza composizione realmente possibile, è una vera e propria perla (Amoris laetitia, 142-157). L’apertura sollecita a non appiattire il legame coniugale-familiare su una relazione e su una storia “di coppia” che — quasi inevitabilmente — si edifica intorno all’unicità delle implicazioni relazionali di eros, rinviando a un diverso e ulteriore contesto le tessiture dell’amore che si muovono sul registro di philia e di agape.

di Pierangelo Sequeri

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13 dicembre 2017

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