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Seguendo il motto di Niccolò V

· Inaugurato il convegno per la riapertura ·

Pubblichiamo alcuni stralci dell'intervento introduttivo del prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana al convegno «La Biblioteca Apostolica Vaticana come luogo di ricerca e come istituzione al servizio degli studiosi» in corso dall'11 al 13 novembre a Roma, nella Sala Conferenze di via della Conciliazione.

«La Biblioteca Apostolica Vaticana come luogo di ricerca e come istituzione al servizio degli studiosi». Un lungo titolo per indicare il doppio scopo a cui mira il convegno che prende il via in occasione della riapertura: ripercorrere cioè, per il periodo degli ultimi sessant'anni, gli studi compiuti in Biblioteca e la vita della Biblioteca nelle sue attività.

Si è scelto di circoscrivere la ricerca al periodo successivo all'ultima guerra mondiale, ritenendolo adeguatamente omogeneo, sufficientemente ampio e significativo per gli sviluppi successivi al pontificato di Pio XI, il Papa bibliotecario che, da prefetto e da Pontefice, aveva ridato slancio in molti modi non ultimo attraverso considerevoli opere di ristrutturazione.

Sessant'anni sono un piccolo frammento, l'ultimo, di un ampio percorso di più di cinque secoli e mezzo, percorso che mi sono trovato a raccogliere tre anni fa dalle mani dell'allora prefetto Raffaele Farina. Tre anni anomali a causa della chiusura della Biblioteca agli studiosi, ma in un percorso che non penso si sia interrotto: anzi, per le attività interne e per i lavori che abbiamo condotto per preparare la Biblioteca rinnovata in vista della riapertura, mi sento di affermare che è continuato e si è persino incrementato. E anche le ricerche degli studiosi sono spesso procedute a distanza, seppur in modo più limitato. Si tratta, per usare il titolo della mostra, che si prolungherà sino a tutto gennaio 2011, di conoscere la Biblioteca Vaticana nella sua storia aperta al futuro.

Iniziando per parte mia questa indagine, desidero pormi nella prospettiva di «conoscere» la Biblioteca nella sua identità e missione, così come emerge oggi, in particolare dall'ultima guerra mondiale. Avrei certo potuto guardare a tutta la sua storia fin dalle sue origini, ma è lavoro per un verso troppo ampio in questa sede e per un altro più volte sondato e quindi noto nelle sue linee fondamentali. È un'indagine a volo d'uccello, quasi una semplice raccolta di episodi e di citazioni, talvolta limitati nel loro valore e significato, ma che spero possa permettere di individuare alcune caratteristiche specifiche per ogni periodo considerato.

Dagli interventi dei Pontefici — sia permessa qui una sintesi — è emersa una svariata ricchezza di azione e di pensiero: l'intervento immediato di Pio XI nel condurre in porto i grandi lavori di rinnovamento; il rapporto istituzionale di Pio XII in un periodo di grave emergenza bellica e postbellica; l'interesse di Giovanni XXIII quale antico cultore di storia che si trovava a proprio agio in una biblioteca; le riflessioni di Paolo VI, così attento a cogliere la fisionomia del ricercatore e l'ascesi esigente del lavorare in Biblioteca, e così penetrante nel percepire la «sacralità laica» degli «studi d'ogni epifania di verità» e il conseguente misterioso legame alla Verità somma che trasforma la ricerca in un implicito «inno a Dio»; infine l'approfondimento di Giovanni Paolo II, che pone al centro l'uomo: l'uomo che ha redatto il documento e l'uomo al cui servizio deve muoversi la ricerca per essere autentica, l'uomo e la sua ricerca che trovano il loro senso ultimo nella Verità del Creatore e Redentore, come già suggeriva Paolo VI, e il conseguente invito ad aiutare ogni ricercatore a raggiungere questo ultimo traguardo.

Da questi interventi è quindi venuto un contributo articolato a conoscere la Biblioteca Apostolica Vaticana, la sua realtà e il suo «mistero», nelle sue molteplici sfaccettature: una conoscenza di cui abbiamo tutti, da differenti collocazioni e ruoli, una percezione e che potrà manifestarsi nella sua varietà anche negli interventi che seguiranno.

Non voglio tuttavia concludere questa introduzione al convegno senza indicare — poco più che un elenco — gli strumenti e le occasioni, che abbiamo appena realizzato o stiamo conducendo in porto in queste settimane, per facilitare questa conoscenza. Coltivando tali iniziative, penso che siamo in linea con un invito che ho trovato ben espresso nel discorso del 1964 di Paolo VI: «Lo scopo precipuo di una così impegnativa attività è non solo di raccogliere, catalogare, ordinare secondo un criterio di alta perfezione un materiale tanto importante e prezioso, ma altresì il divulgarlo e renderlo accessibile secondo il motto che Niccolò V volle fosse posto nella sua biblioteca: Pro communi doctorum virorum commodo , cioè per l'estensione della cultura».

La Biblioteca, si sa, rende accessibili i propri materiali con pubblicazioni scientifiche: è il suo compito specifico, è il suo modo di «divulgare». E, fra gli svariati lavori usciti o in corso di stampa, desidero assicurare che in queste settimane vedrà la luce la Guida ai fondi manoscritti, numismatici, a stampa della Biblioteca Vaticana , a cura di Francesco D'Aiuto e Paolo VIan: uno strumento atteso, che non mancheremo di presentare adeguatamente ma che qui mi è gradito annunciare come ormai imminente, ringraziando i curatori e i numerosi collaboratori.

Abbiamo però voluto esprimere questo servizio di conoscenza anche in altre modalità, così da raggiungere fasce di pubblico differenti. Sappiamo infatti come la Biblioteca Vaticana sia estremamente nota e ben identificata nell'ambito degli studiosi di tutto il mondo ma sia altrettanto ignorata o talora fraintesa nella comune percezione. È nata così l'idea di una Storia della Biblioteca Vaticana , che in sette volumi comunichi la vicenda plurisecolare della nostra istituzione a un pubblico interessato anche se non necessariamente «addetto ai lavori»: sono fiero di poter presentare il primo volume, su Le origini della Biblioteca Vaticana tra Umanesimo e Rinascimento (1447-1534) , a cura di Antonio Manfredi e con la collaborazione di molti studiosi interni ed esterni alla Biblioteca. Dalla stessa motivazione, rivolta a un pubblico più ampio, è nata la mostra «Conoscere la Biblioteca Vaticana: una storia aperta al futuro», a cura di Barbara Jatta, che abbiamo inaugurato ieri, e per la quale è stato approntato un catalogo, a cura di Ambrogio Maria Piazzoni e della stessa Barbara Jatta, frutto anch'esso di numerose collaborazioni. Queste iniziative — insieme ad altre minori come la nuova brochure, l'agenda 2011 con raffigurazioni tratte dai nostri tesori e una pubblicazione sui lavori compiuti organizzata dalla Società Italcementi, generoso sponsor dei lavori — che ci hanno richiesto molte energie, hanno marcato la riapertura della Biblioteca, insieme al convegno che stiamo inaugurando.

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