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Segreto per tutti

· Aperto il convegno della Penitenzieria sul sigillo confessionale ·

Johann Joseph Christian, «Angelo che invita al segreto della confessione» (abbazia di Zwiefalten, Germania)

Il segreto confessionale è inviolabile. La Chiesa non ammette eccezioni in materia e, anzi, ha adeguato la sua normativa già nel 1988, includendo nella pena della scomunica, comminata in caso di violazione, anche chiunque utilizzi i nuovi strumenti tecnologici — come un registratore, un microfono o un apparecchio elettronico — per divulgare attraverso i mezzi di comunicazione quanto viene detto dal confessore e dal penitente. È entrato così subito nel vivo il dibattito del convegno sul tema «Il sigillo confessionale e la privacy pastorale», promosso dalla Penitenzieria apostolica dal 12 al 13 novembre, nel Palazzo romano della Cancelleria.

Nel saluto iniziale il cardinale Mauro Piacenza, penitenziere maggiore, ha voluto sottolineare come occorra «dissipare subito ogni sospetto circa il fatto che il sistema di segretezza che l’ordinamento ecclesiale», proprio come ogni ordinamento giuridico, «si dà, sia volto a coprire trame, complotti o misteri, come qualche volta ingenuamente l’opinione pubblica è portata o, più facilmente, è suggestionata a credere». Il porporato ha poi spiegato che «scopo del segreto, sia sacramentale, sia extra sacramentale, è proteggere l’intimità della persona, cioè custodire la presenza di Dio nell’intimo di ogni uomo». A questo proposito, ha ricordato come «grandi e salutari sono gli effetti che con il segreto e la riservatezza si desiderano proteggere e custodire per salvaguardare la fama e la reputazione di qualcuno o rispettare diritti di singoli e di gruppi». 

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26 febbraio 2020

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