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per il Venezuela

· ​Il leader dell’opposizione Guaidó sui colloqui alle Barbados ·

 Proseguono a porte chiuse le trattative negoziali fra rappresentanti del governo e dell’opposizione venezuelani promosse per la terza volta dalla Norvegia, che ha spostato la sede del dialogo da Oslo a Bridgetown, nelle Barbados. E mentre è in corso il terzo giorno di colloqui, il leader dell’opposizione, Juan Guaidó, ha dichiarato ieri che si stanno facendo «progressi» lungo il cammino per la «fine dell’usurpazione» e la creazione di «un governo di transizione e libere elezioni». Dichiarazioni positive, che si aggiungono a quelle già espresse lunedì dal presidente Nicolás Maduro che ha dichiarato di considerare quello delle isole caraibiche come il possibile tavolo di soluzione definitiva alla crisi.

Dal fronte della mediazione, arriva a sostegno dell’iniziativa norvegese il contributo dell’Unione europea, il cui rappresentante, Enrique Iglesias, ha incontrato a Caracas Guaidó. Durante l’incontro nel Palazzo federale legislativo, i due hanno dialogato sui temi attualmente in discussione nella capitale caraibica, dove, secondo il leader dell’opposizione è fondamentale trovare una soluzione per «porre fine alla tragedia che stiamo vivendo». «Non possiamo commettere l’errore di guardare a un meccanismo come a una soluzione, questo sarebbe una trappola» ha spiegato tuttavia Guaidó in riferimento all’attuale situazione venezuelana. «Non confido in un solo meccanismo — ha concluso — ma nella gente, nella mobilitazione, nella forza della comunità internazionale, nella partecipazione».

Ufficialmente le due posizioni sembrano ruotare attorno a due richieste principali: la fine delle sanzioni internazionali secondo i rappresentanti governativi e l’approdo a nuove elezioni chieste dall’opposizione. Qualche segnale positivo è arrivato. Ma sugli effettivi progressi e rispettivi compromessi sarà necessario attendere la fine della trattativa.

Nel frattempo i paesi che si ritengono più coinvolti dalla crisi venezuelana hanno segnalato la loro posizione riguardo alle trattative in corso alle Barbados.

Cuba ha espresso il proprio sostegno al dialogo venezuelano per una «soluzione pacifica delle controversie, al fine di bandire per sempre l’uso e la minaccia dell’uso della forza nella nostra regione», come ratificato nel 2014 dai 33 paesi membri della Comunità di stati latinoamericani e dei Caraibi (Celac). Già lo scorso maggio, durante una visita in Russia, il ministro degli esteri cubano aveva reso noto l’incoraggiamento al dialogo che il suo governo aveva inviato a Caracas.

Dagli Stati Uniti invece sono arrivate sollecitazioni affinché il tavolo aperto alle Barbados assuma come primo punto della propria agenda l’uscita di scena di Nicolás Maduro. «Qualsiasi discussione su una transizione deve includere la partenza di Maduro come precondizione per le elezioni», ha affermato alla stampa un portavoce del dipartimento di stato.

Lo stesso funzionario avrebbe inoltre dichiarato all’agenzia spagnola Efe che il governo di Washington «sostiene tutti gli sforzi per ripristinare la democrazia e alleviare la sofferenza dei venezuelani e il peso della crisi nella regione», purché vengano rimossi dal potere «gli attori corrotti e antidemocratici».

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15 dicembre 2019

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