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Segnali di ripresa per gli Stati Uniti

· Il pil nel terzo trimestre cresce del 2,6 per cento ma resta inferiore alle previsioni ·

Segnali di ripresa in America: cresce il prodotto interno lordo (pil) nel terzo trimestre dell'anno, anche se resta al di sotto delle previsioni degli analisti. Il mercato immobiliare sembra mostrare una certa ripresa, ma non abbastanza forte da far intravedere un’inversione di tendenza. E di fronte a una ripresa che continua a mostrarsi fragile, il presidente Obama ribadisce: l’economia resterà al centro dell’attenzione per i prossimi due anni.

Il momento più acuto della crisi è passato — ha spiegato il capo della Casa Bianca — ora è necessario risanare i conti, riducendo il deficit e il debito, tagliare il tasso di disoccupazione e far sì che gli Stati Uniti restino competitivi a livello mondiale. Sottolineando che molto probabilmente il settore privato sarà il motore della crescita con il Governo a fare la parte del «buon partner», Obama ha ribadito la propria contrarietà agli sgravi delle tasse per le classi più abbienti. «Gente come me non ne ha bisogno e nel lungo termine — ha aggiunto — non possiamo permetterci un taglio delle tasse per i ricchi, che non ha senso». Istruzione e ricerca sono essenziali per la competitività americana: «Vogliamo creare incentivi che possano dar vita a un numero maggiore di innovatori come Steve Jobs», l'amministratore delegato di Apple.

Il pil americano nel terzo trimestre è cresciuto del 2,6 per cento contro il 2,5 per cento della seconda stima, alimentando le speranze di un’accelerazione della ripresa, che sembra aver ritrovato lo slancio, dopo il rallentamento primaverile, e che godrà nel 2011 del sostegno della politica monetaria della Federal Reserve e dell’accordo sull’estensione degli sgravi fiscali da 858 miliardi di dollari. Per il 2011 gli analisti prevedono un rafforzamento della crescita: Goldman Sachs ha di recente rivisto al rialzo la propria stima sul pil statunitense al più 2,7 per cento per il prossimo anno. Nariman Behravesh, capo economista di Ihs Global Insight, si aspetta che il quarto trimestre il pil crescerà oltre il tre per cento, con la complicità di una nuova fiducia dei consumatori.

Nonostante la revisione al rialzo, la crescita risulta inferiore alle attese con il mercato che scommetteva in un ritocco con segno positivo più deciso al 2,9 per cento. Il più 2,6 per cento registrato dal pil nel terzo trimestre segue il più 1,7 dei tre mesi precedenti ed è il risultato di una revisione al rialzo delle scorte delle aziende e delle esportazioni salite, grazie anche al dollaro debole, del 6,8 rispetto al più 6,3 per cento della stima precedente. Invariate le importazioni (più 16,8), mentre i consumi, che rappresentano il 70 per cento dell’economia americana, sono stati rivisti al ribasso al più 2,4 dal più 2,8 precedente: si tratta, in ogni caso, dell’aumento maggiore dall’inizio della recessione. I dati del dipartimento del Commercio evidenziano poi l’assenza di pressioni inflazionistiche. L’indice dei prezzi per le spese personali, la misura d’inflazione preferita dalla Fed, ha mostrato un tasso annualizzato di incremento dello 0,5 (rivisto da 0,8 per cento), minimo dall’inizio della serie storica nel 1959.

Sul fronte del mercato immobiliare, le vendite di case esistenti in novembre sono salite del 5,6 per cento a un tasso annualizzato di 4,68 milioni di unità. Il dato, pur essendo positivo, è inferiore alle attese, con gli analisti che puntavano a quota 4,75 milioni: il dato del mese scorso è inferiore di quasi il 28 per cento rispetto ai 6,49 milioni di unità del novembre 2009, confermando il protrarsi delle difficoltà del mercato immobiliare, quello al centro della crisi.

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