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Segnale di speranza

· ​Regge la tregua in Siria mentre sono stati consegnati i primi aiuti umanitari nelle zone assediate ·

Un segnale di speranza arriva dalla Siria dove da sabato è entrata in vigore la tregua. A sottolinearlo sono stati a Washington il segretario di Stato americano, John Kerry, e il ministro degli Esteri tedesco, Frank-Walter Steinmeier, che hanno incontrato i giornalisti al termine di un colloquio bilaterale. 

Aiuti dell’Unicef nella località siriana di Kali Batna (Reuters)

 «È ovvio — ha affermato Kerry — che i prossimi giorni saranno decisivi per stabilire se saremo in grado di produrre una de-escalation del conflitto. Questo è l’obiettivo. E naturalmente non ci facciamo illusioni quanto agli ostacoli che ancora esistono». L’inviato speciale dell’Onu, Staffan de Mistura, aveva ieri affermato che le prime 48 ore di tregua sono state incoraggianti. Anche il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha confermato la tenuta del cessate il fuoco, ribadendo tuttavia le preoccupazioni per la massiccia presenza di truppe russe in Siria. La tregua, sostanzialmente, sembra quindi reggere, ma la situazione di conflitto è ben lungi dall’essere superata. Anche perché sono assai limitate le aree geografiche incluse nell’accordo per l’interruzione delle ostilità. E l’Onu ha lanciato ieri un nuovo allarme per le «migliaia di persone che rischiano di morire di fame» nelle zone da lungo tempo sotto assedio. In precedenza, sempre le Nazioni Unite avevano riferito che circa 450.000 civili, di fatto ostaggio in località circondate dai gruppi armati, hanno urgente bisogno di aiuto umanitario, perché prive di cibo, medicinali e altri beni essenziali. Intanto, però, sono stati consegnati i primi aiuti nelle zone assediate da quando è entrato in vigore l’accordo sul cessate il fuoco. 

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27 maggio 2019

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