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​Non regge la tregua nel Ghouta orientale

· ​Segnalati raid aerei e lanci di razzi ·

È stata subito violata la tregua umanitaria nel Ghouta orientale, sobborgo alle porte di Damasco controllato dai ribelli e sotto assedio da parte delle forze siriane. La misura era stata decisa dal presidente russo, Vladimir Putin, e doveva durare ogni giorno almeno cinque ore (dalle 9 alle 14, ora locale). Tuttavia, bombardamenti e scontri sono stati registrati anche ieri, impedendo l’arrivo degli aiuti alla popolazione intrappolata nelle aree più a rischio. L’Osservatorio siriano dei diritti umani (voce dell’opposizione con sede a Londra) ha denunciato raid aerei e lanci di razzi poco dopo l’entrata in vigore della tregua, accusando le forze del presidente Bashir Al Assad di aver violato per prime la cessazione delle ostilità. L’agenzia ufficiale Sana e fonti di Mosca hanno invece riferito di attacchi da parte dei gruppi ribelli accusati di voler tenere in ostaggio i civili. «Durante la pausa umanitaria miliziani armati hanno continuato ad attaccare le posizioni delle forze governative vicino alle città di Hazram e Nashabiya, e dopo l’una del pomeriggio sono anche passati all’offensiva in altre aree» si legge in un comunicato del ministero della difesa russo. Almeno due civili, tra i quali un bambino, sono stati uccisi, mentre 16 sono rimasti feriti, dicono le stesse fonti.

Anche le Nazioni Unite hanno confermato la violazione della tregua. «Abbiamo informazioni secondo cui stanno continuando i combattimenti nel Ghouta orientale» ha detto a Ginevra Jens Laerke, portavoce dell’Ufficio dell’Onu per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha). «Chiaramente la situazione sul campo è tale da non permettere l’ingresso dei convogli o le evacuazioni dei feriti e dei malati». Ora la situazione umanitaria rischia di peggiorare. A sottolinearlo è la Croce Rossa internazionale secondo la quale anche se la pausa negli attacchi fosse stata rispettata, «la crisi non sarebbe stata risolta». L’organizzazione è tornata ieri a chiedere corridoi umanitari per l’evacuazione dei feriti e in generale dei civili che vogliono lasciare l’area, ma nulla per ora si è mosso su questo fronte. Nella zona, secondo l’Onu, vivono 400.000 persone. Le foto aeree mostrano soprattutto civili nelle zone più densamente abitate — quelle dove cadono le bombe — mentre i combattenti sarebbero ammassati sui confini della provincia per respingere eventuali attacchi. Nell’ultima settimana i combattimenti si sono intensificati: più di 540 i morti in sette giorni. Sabato scorso il Consiglio di sicurezza dell'Onu aveva chiesto un cessate il fuoco di almeno trenta giorni, che su richiesta di Mosca non doveva riguardare le aeree in mano ai terroristi. Tuttavia, anche questa risoluzione non è stata rispettata in alcun modo. 

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27 maggio 2019

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