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Per secoli Cleopatra

· ​Il restauro dell’«Arianna addormentata» ·

L’Arianna addormentata, collocata nella preziosa cornice della Galleria delle Statue del Museo Pio Clementino, è senza dubbio, e a ragione, una delle sculture più illustri e celebrate di tutta l’antichità. Oggetto di un recente restauro, realizzato grazie e un generoso finanziamento dei Patrons of the Arts in the Vatican Museums, la statua di Arianna è stata al centro di una giornata di studio che, organizzata dal reparto di Antichità greche e romane, si è svolta martedì 10 novembre presso la sala conferenze dei Musei Vaticani.

L’insieme delle relazioni, con alcuni importanti contributi da parte di studiosi italiani e stranieri, ha fornito un quadro più aggiornato soprattutto riguardo le vicende conservative che hanno interessato la scultura. Il convegno è stato anche l’occasione per esporre al pubblico alcuni frammenti in marmo ritrovati nei magazzini di scultura dei Musei Vaticani, grazie ai quali è stato possibile riconoscere alcune delle integrazioni relative all’intervento di restauro (1771-1772) dello scultore Gaspare Sibilla, che erano ritenute perdute.

La provenienza antica della monumentale scultura non è nota. Dalla fine del Quattrocento la statua si trovava nel cortile del Palazzo Maffei nei pressi del Pantheon e nel 1512 fu trasferita in Vaticano per volere di Giulio II. La presenza di un bracciale a forma di serpente aveva orientato per una identificazione della statua con Cleopatra morente, subito dopo il morso fatale dell’aspide. L’inserimento della regina d’Egitto nell’ambito del programma figurativo del Cortile delle Statue in Belvedere completava il progetto del Pontefice “condottiero”, che aveva impostato gran parte della sua propaganda politica all’insegna della figura di Giulio Cesare.

Fin dal suo ingresso in Vaticano, la statua fu sempre collocata a decorazione di una fontana, quella che occupava una delle nicchie nel Cortile delle Statue e poi, dalla metà del Cinquecento, nell’ambiente in fondo al corridore di Bramante, che da lei prese il nome di Stanza della Cleopatra. Bisognerà aspettare i decenni finali del Settecento e il progetto museale dedicato alla scultura classica, avviato da Clemente XIV Ganganelli e completato dal successore Pio VI Braschi, per vedere scisso il legame tra fontana e statua e valorizzata quest’ultima con un più appropriato allestimento che, sostanzialmente, vige tuttora.

Negli stessi anni, la scultura aveva trovato anche una nuova e, finalmente corretta, identità. Da tempo vacillava la tradizionale identificazione con Cleopatra, mantenuta più per convenzione che per convinzione. Già il Winckelmann aveva proposto di riconoscervi piuttosto una ninfa, ma il riconoscimento dell’Arianna addormentata sull’isola di Nasso si deve a Ennio Quirino Visconti, la personalità più acuta e incisiva nell’ambito della celebre famiglia di archeologi che prestarono la loro opera al servizio dei musei e delle collezioni papali, tra la fine del Settecento e la prima metà dell’Ottocento.

Dunque, la statua rappresenterebbe un momento del celebre mito di Arianna, quello del suo abbandono sull’isola di Nasso. Teseo ha ucciso il Minotauro proprio grazie al decisivo aiuto della principessa cretese, che gli aveva consigliato l’utilizzo di un filo di lana per ritrovare la via d’uscita dal labirinto. Insieme a lei, Teseo è ripartito alla volta di Atene con l’intenzione di farla sua sposa, ma gli dei hanno in serbo per entrambi un diverso destino. Alle prime luci dell’alba, l’eroe ateniese viene svegliato da Atena e convinto a prendere il largo con la sua nave, lasciando Arianna ancora addormentata. Al suo risveglio, Arianna cerca invano l’amato, percorrendo in lungo e in largo la spiaggia, avventurandosi all’interno dell’isola e sfidandone la natura aspra e selvaggia.

Il momento immortalato dallo scultore antico è forse proprio questo, quando Arianna è ormai esausta, sfinita dalla stanchezza e angosciata dalla propria sorte, poiché consapevole di non poter ritornare in patria dopo il tradimento di cui si è macchiata. Non le resta che accasciarsi su un letto di pietre e abbandonarsi a un sonno irrequieto, ma sta sopraggiungendo Dioniso che la farà sua sposa, introducendola tra gli dei. 

di Claudia Valeri

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20 marzo 2019

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