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Se vogliamo libertà e giustizia

· ​Gli Stati Uniti di fronte alla questione migratoria ·

Jean Guitton, «La Santa famiglia e le piramidi» (1971)

È ampiamente dimostrato che la diversità portata dall’immigrazione ha arricchito la nostra città, per non parlare dell’intero Paese. Sin dall’inizio Chicago ha attirato immigrati e rifugiati, perché è una città che dà facilmente l’impressione di poter accogliere e far sentire a casa i nuovi arrivati e di rispettare le persone che si assumono il rischio di ricominciare da capo. Le loro aspirazioni sono sempre state le stesse di tutti noi, ovvero trovare una vita migliore, prendersi cura della propria famiglia, lasciarsi alle spalle la povertà, l’oppressione e la violenza. Papa Francesco è stato inesorabile nel ricordarci qual è la posta in gioco, e lo ha fatto di nuovo in autunno nel suo discorso al Congresso. Ha chiesto ai nostri funzionari eletti di applicare la “regola d’oro” nel rispondere ai meno fortunati che ci chiedono aiuto. «In una parola — ha detto — se vogliamo sicurezza, diamo sicurezza; se vogliamo vita, diamo vita; se vogliamo opportunità, provvediamo opportunità. La misura che usiamo per gli altri sarà la misura che il tempo userà per noi». Dalla primavera del 2014 abbiamo visto migliaia di persone — quasi 110.000 bambini non accompagnati e altrettante famiglie — fuggire verso il nostro confine meridionale alla ricerca di protezione contro la violenza nel triangolo settentrionale dell’America centrale — Guatemala, Honduras ed El Salvador — Paesi che hanno tassi di omicidio tra i più alti al mondo. In risposta, il nostro Paese ha applicato una politica di deterrenza contro questa migrazione, caratterizzata dalla detenzione di famiglie negli Stati Uniti e dall’interdizione, sostenuta dagli Stati Uniti, di bambini e famiglie nel sud del Messico e in diverse parti dell’America centrale. Dobbiamo sostituire questa politica di deterrenza con una politica di protezione, sia qui, negli Stati Uniti, sia nella regione. Se non saremo capaci di rispondere alla sfida umanitaria a casa nostra, perderemo la nostra autorevolezza come leader umanitari a livello globale. Il mondo metterà a confronto ciò che diciamo sulla libertà e sulla giustizia con le nostre azioni. Quindi, se vogliamo libertà e giustizia dobbiamo dare libertà e giustizia.

di Blase J. Cupich

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19 settembre 2019

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