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Se una donna si finge uomo
per fare il parroco

· ​Come una storia bizantina ·

Il plot del romanzo di Anne-Isabelle Lacassagne Des femmes en noir (Arles, Editions Rouergue, 2017, pagine 224, euro 18,80) è rivelato fin dall’inizio: curato sessantenne di una modesta parrocchia francese, Pascal Foucher, morto per malattia e rimpianto da tutti i suoi parrocchiani, era una donna. 

 Particolare della copertina del romanzo

Lo denuncia il medico che ne ha firmato il certificato di morte, consegnato alla cancelliera della diocesi. Quest’ultima fa regolare rapporto della questione al vescovo che decide di aprire un’inchiesta prima di far cadere un prudente silenzio sulla notizia. Forse qualcuno sapeva di questa situazione anomala, forse c’erano dei complici.
Ma c’è un’altra domanda, ancora più interessante, che aleggia nell’aria, e che intriga soprattutto la cancelliera: perché l’ha fatto? La risposta — che il vescovo e il suo vice pensano di conoscere già — sembra essere quella più ovvia: per accedere allo status sacerdotale, facendosi beffe della legge ecclesiastica. I preti pensano sempre che le donne siano piene di invidia per la condizione sacerdotale. L’unica, oggi, che è ancora loro preclusa.
Ma la cancelliera, moglie e madre, e buona conoscitrice dei meccanismi ecclesiastici, intuisce che non è così e vuole capire di più. L’indagine viene affidata a lei, ma sotto il controllo di un altro parroco, fidato e intelligente, che però, fin dal primo momento, si rivela rigido e autoritario, soprattutto insofferente alla collaborazione con una donna.
Il libro è la storia, appassionante e spesso anche divertente, di questa indagine. Viaggi a ricercare le origini di Pascal, incontri per parlare di lui con i compagni di famiglia affidataria, con i compagni di seminario e con i suoi professori. Non vogliamo togliere al lettore il piacere della scoperta, ma possiamo anticipare le conclusioni a cui arrivano: non c’è nessun progetto femminista dietro questa curiosa vicenda, nulla da rivendicare né istituzioni da smascherare o tentativi di ingannarle per dimostrare la loro debolezza. Solo un intreccio di vicende umane dolorose, un tentativo di salvarsi da una società che non ha avuto pietà da parte di due orfani, un ragazzo e una ragazza, che hanno creato un’alleanza di ferro per resistere a pressioni esterne e imposizioni temute e aborrite.
La vicenda quindi non vuole avere un carattere rivendicativo, non è un manifesto a favore del sacerdozio femminile. Piuttosto, la storia di Pascal smascherato dopo la morte somiglia alle leggende bizantine, come quella di Marina/Marino, nelle quali una donna, che per fare il monaco si è finta uomo, viene scoperta solo dopo la morte. In questi testi la simulazione dell’identità sessuale non è considerata una trasgressione, ma piuttosto un tassello di ascesi utile a giustificare una biografia agiografica. Se nel mondo bizantino queste storie sono servite per stimolare la nascita di monasteri femminili, aprendo anche alle donne la possibilità di percorrere una via spirituale, magari fino a raggiungere la santità, in questo caso l’autrice si propone di segnalare la ricchezza dell’apporto femminile alla vita della Chiesa, e a dimostrare la fertilità di un rapporto — intellettuale e spirituale — fra uomo e donna.
La difficile collaborazione fra il rigido curato e la cancelliera si conclude infatti con un abbraccio nel momento della dispersione delle ceneri di Pascal, un abbraccio che segnala non solo la fine delle ostilità, ma anche una scoperta reciproca delle ragioni dell’altro che ha contribuito, in misura uguale ma in modo differente, a risolvere il problema.
E su tutto la pacifica e semplice fede di padre Pascal, che aveva detto in anticipo all’amica di sempre che la sua Chiesa avrebbe saputo come affrontare la questione: con l’abituale discrezione, ma anche con pietà per tutti.

di Lucetta Scaraffia

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21 settembre 2019

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