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​Se si perde
la sacralità del mondo

· ​Avidità umana e crisi culturale all’origine della questione ecologica ·

Judy Chicago  «The Creation» (1984, particolare)

Ogni azione offre sicurezza, se la sua qualità è sostenibile nell’ambiente. Ne consegue che la rinnovata attenzione per la nostra “casa comune” non è appannaggio solo di alcuni, ma è l’assoluta capacità di ogni essere umano di farsi promotore della vita e della vita dei tempi che verranno. La Chiesa ortodossa, con le iniziative del patriarcato ecumenico fin dal 1989, ha cercato di comprendere la dimensione spirituale della crisi ecologica, individuando il legame teologico tra la natura delle cose e la loro appartenenza a Dio. Un lungo processo di analisi e di superamento dei concetti filosofici antichi che opponevano la materia allo spirito, sviluppatosi soprattutto in occidente nel medio evo, ma che avevano influenzato l’intero cristianesimo, ha indotto la nostra Chiesa a ritrovare le radici scritturistiche più profonde e della patristica, esprimendosi nei termini di creato-increato. Si trattava in definitiva non soltanto di curare i sintomi della crisi ambientale, ma di comprenderne le cause, di superare il mito della civiltà fondata solo sul progresso continuo, sulla sovranità della ragione e della crescita illimitata e di esprimere la crisi ecologica come «la crisi di una cultura che ha perso il senso della sacralità del mondo, poiché ha perso il suo rapporto con Dio» (Ioannis Zizioulas).
Si è formata pertanto in tale prospettiva la coscienza che questa crisi ha radici profondamente spirituali, la riscoperta della sacralità del cosmo e la sua dimensione sacra in rapporto all’uomo. Per l’identità cristiana, il Dio-Uomo assume la natura in Cristo e la trasfigura. Salvaguardare pertanto l’ambiente significa salvaguardare la vita. Ci sono responsabilità e risposte che devono essere condivise in quanto «tutti siamo collettivamente responsabili del modo in cui la nostra avidità ha devastato la diversità e diminuito le risorse del nostro pianeta» (Ioannes Chrissavgis). Ne consegue che, come dice anche il nostro fratello Papa Francesco nell’enciclica Laudato si’, il preservare la natura e il servizio del prossimo sono inseparabili. Vi è un profondo legame tra la giustizia ambientale e la giustizia sociale. L’abominio dell’egoismo umano nei confronti della creazione ha portato alle più grandi crisi umanitarie, dove i poveri sono diventati più poveri a scapito di una piccola élite mondiale. Come ha sottolineato il santo e grande concilio della Chiesa ortodossa nel giugno 2016 a Creta, «il divario tra ricchi e poveri si è drammaticamente aggravato a causa della crisi economica, che normalmente è il risultato della speculazione sfrenata da parte di fattori finanziari, della concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi e di attività economiche perverse che, prive della giustizia e sensibilità umanitaria, alla fine non servono le reali necessità dell’umanità. Un’economia sostenibile è quella che combina l’efficienza con la giustizia e la solidarietà sociale» (La missione della Chiesa ortodossa nel mondo contemporaneo, cap. f, 4).

di Bartolomeo

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13 dicembre 2017

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