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Se questa è una crescita lenta

· Il tasso cinese del 10,3 è considerato più basso del previsto ·

«Se i dati negativi fossero sempre così». Questo, molto probabilmente, avranno pensato gli analisti e gli investitori europei e americani leggendo gli ultimi dati sull'economia cinese. Il Dragone, infatti, rallenta nel secondo trimestre 2010 segnando una crescita del 10,3 per cento contro l’11,9 dei primi tre mesi e il 10,7 degli ultimi tre del 2009. L'inflazione nel primo semestre è stata pari al 2,6 per cento.

Malgrado questi segnali di rallentamento, il Governo ha ribadito la propria volontà di continuare a seguire la stessa politica macroeconomica, tanto più che gli analisti scartano il rischio di una ricaduta. «A livello generale, l'economia va bene», ha detto alla stampa locale il portavoce dell'Ufficio nazionale di statistica, Sheng Laiyun, aggiungendo che «ci sono ancora molte difficoltà e problemi in questo momento di ripresa». La crescita economica potrebbe superare di nuovo la soglia del 10 per cento nel secondo trimestre, secondo gli esperti. «Malgrado il rallentamento, le possibilità di una recessione sono abbastanza sottili poiché le autorità restano assai duttili sull'orientamento politico generale», stima Lu Ting, economista di Bank of America e Merrill Lynch. «Hanno ancora molto denaro a disposizione per far fronte a ogni rallentamento», aggiunge.

La Cina non ha conosciuto gli effetti devastanti della crisi economica grazie a un piano di incentivi fiscali pari a 4.000 miliardi di yuan in due anni, e a una serie di prestiti bancari che ha raggiunto la somma di 9.600 miliardi di yuan. Pechino inoltre ha varato un certo numero di misure per evitare il surriscaldamento dell'economia, tra cui la riduzione del credito e degli investimenti nel settore immobiliare. Per l'economista di Morgan Stanley, Wang Qing, esiste una forte probabilità che il Governo centrale decida di alzare la quota del prestito annuale al di sopra dei 7.500 miliardi di yuan. Va considerato poi un altro aspetto: delusa dal dollaro e dall'euro in crisi, la Cina sta iniziando a scoprire i titoli di Stato giapponesi. A maggio il totale in portafoglio ha toccato la cifra di 735,2 miliardi di yen, pari al 190 per cento di quanto registrato nel 2005.

Secondo i recenti dati dell'Ufficio nazionale di statistica, gli investimenti nelle zone urbane — uno dei motori dell'economia — sono aumentati nel primo semestre del 25,5 per cento. La produzione industriale ha registrato, nello stesso lasso di tempo, un incremento del 17,6. Crescono anche le vendite al dettaglio, con uno scatto in avanti del 18,2 per cento.

La Cina della crescita rampante, dei numeri, però, è anche la Cina degli scioperi. Una nuova protesta, infatti, è in corso in una fabbrica della compagnia automobilistica giapponese Honda a Foshan, nella Cina del sud. Gli operai hanno dichiarato alla stampa di Hong Kong che l’astensione dal lavoro è cominciata lunedì, quando 170 lavoratori si sono fermati per protesta contro cento licenziamenti annunciati dalla direzione della fabbrica. In precedenza, scioperi si erano verificati in altri due stabilimenti della Honda e in altre fabbriche, per la maggior parte di proprietà giapponese o taiwanese.

I precedenti scioperi — riferisce la stampa locale — si sono conclusi con la concessione di significativi aumenti salariali dopo l’intervento mediatore di responsabili dei Governi locali. «Penso che episodi di questo tipo continueranno a verificarsi per tutto l’anno», ha affermato Geoffrey Crothall del China Labour Bulletin di Hong Kong, una pubblicazione che si occupa dei problemi dei lavoratori. Secondo Crothall, il Governo di Pechino non ostacola le proteste e ha adottato la politica di far aumentare gradualmente i salari nella speranza di un incremento dei consumi interni. Scioperi, ha aggiunto, si sono verificati anche in fabbriche di proprietà cinese, anche se non se ne parla tanto come quelli che sono in corso negli stabilimenti di compagnie straniere. «È un fenomeno di livello nazionale — ha sottolineato Crothall — gli operai hanno visto che chi ha scioperato ha ottenuto gli aumenti e le loro aspettative sono cresciute».

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