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Se questa è l’Europa

· I vertici delle istituzioni dell’Ue a diretto contatto con la tragedia dei migranti assicurano sostegno a Lampedusa ·

«Un dolore immenso di fronte alle bare a Lampedusa. Tutto questo non è degno dell’Europa». Lo scrive il commissario Ue agli Affari interni, Cecilia Malmström, affidando a un tweet le emozioni della visita all’isola siciliana. Con Malmström, in rappresentanza dell’Unione europea è giunto oggi a Lampedusa il presidente della Commissione José Manuel Durão Barroso, che ha assicurato il sostegno dell’Ue all’isola siciliana. I due erano accompagnati dal presidente del Consiglio dei ministri italiano, Enrico Letta, e dal ministro dell’Interno, Angelino Alfano.

Una visita, segnata da qualche contestazione, che, dietro insistenza del sindaco Giusi Nicolini, ha toccato il centro di prima accoglienza — dove la delegazione si è fermata solo per pochi minuti — e ancora prima l’hangar dove sono composti i corpi dei migranti. Le vittime accertate, dopo i recuperi avvenuti oggi, sono 296. A tutti loro, ha annunciato Letta a conclusione della visita, saranno riservati funerali di Stato.

Letta ha ricordato che il Governo aveva deciso per il 4 ottobre un giorno di lutto nazionale e ha spiegato che l’Italia ha inteso così chiedere «scusa per le inadempienze». «L’Italia — ha continuato — può fare e prenderà concretamente delle misure». Prima fra tutte, nella legge di stabilità, gli interventi per le necessità dell’isola di Lampedusa. Questo pomeriggio poi, durante la riunione del Consiglio dei ministri, il Governo stanzierà risorse per l’accoglienza dei minori non accompagnati e in breve interverrà sul tema del diritto di asilo.

La visita di oggi a Lampedusa rappresenta «un punto di svolta delle politiche comunitarie e nazionali». Così il ministro Alfano ha riferito dei passi avanti compiuti ieri a Lussemburgo ma ha aggiunto che ora «dagli Stati membri dell’Ue deve venire lo sforzo principale, dobbiamo fare pressione a livello intergovernativo», mentre a livello italiano l’Esecutivo intende assumere «misure compensative urgenti» per le popolazioni che accolgono gli immigrati. «Il punto fondamentale — ha concluso — è che la politica di immigrazione sia compresa come un problema europeo».

E assicurazioni in questo senso sono giunte dal presidente della Commissione Ue, il quale ha ribadito che l’Unione europea «non può guardare da un’altra parte» mentre si compiono tragedie come quella di Lampedusa. Durão Barroso ha annunciato tra l’altro che l’Italia riceverà un aiuto ulteriore di 30 milioni di euro per far fronte all’emergenza che sta vivendo l’isola siciliana

A sottolineare la dimensione continentale della sciagura avvenuta al largo della Sicilia è tornato ancora una volta il presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano. Quella di Lampedusa — ha dichiarato da Cracovia — è stata «una tragedia europea. È necessario uno sforzo comune dell’Europa, anche nei confronti di queste gravissime emergenze che sono un problema di fondo per la sicurezza e sviluppo dell’Europa». «Il diritto alla vita — ha affermato il capo dello Stato italiano — è minacciato da guerre, conflitti interni, e regimi oppressivi in vari Paesi da cui è in atto una vera e propria ondata di profughi in cerca di asilo, come quelli che hanno tentato invano di approdare a Lampedusa».

E a sostegno delle parole di Napolitano sono giunti oggi i dati del rapporto dell’Ocse International Migration Outlook — Prospettive sulle migrazioni internazionali 2013 , presentato questa mattina nella sede del Cnel. Lo studio sottolinea infatti come i flussi verso l’Italia siano cresciuti in maniera considerevole subito dopo lo scoppio della Primavera araba. Nel 2011 sono state 62.692 le persone, in massima parte provenienti da Libia e Tunisia, sbarcate a Lampedusa. Nel 2010, lungo le coste italiane erano stati intercettati dalle autorità di frontiera soltanto 4.406 migranti. Dopo una flessione nel 2012 (15.570 persone), una nuova consistente ondata migratoria è in atto nel 2013: nei primi otto mesi dell’anno, infatti, si registrano già 21.241 migranti, di cui oltre la metà arrivati nei mesi di luglio e agosto. L’incidenza dei profughi siriani in Italia resta relativamente modesta, mentre la maggior parte dei richiedenti asilo è originaria di Somalia, Eritrea, Nigeria, Pakistan e Afghanistan.

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