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Se lo storico va a caccia di reliquie

· Charles Freeman e l’analisi parziale di un fenomeno complesso ·

Per quanto oggi ci possa apparire paradossale, il complesso universo simbolico della reliquia si era consolidato nella vita cristiana con l’intento di radicarne le convinzioni di base sul terreno sicuro della verità storica. Anche quando sapeva di essere inventata la reliquia voleva deporre in favore della tangibilità storica dell’evento cristiano. A questa affascinante storia e ai suoi complessi processi, Charles Freeman , studioso inglese di storia ed eredità del mondo antico, dedica un saggio, Sacre reliquie. Dalle origini cristiane alla Controriforma , edito in Inghilterra nel 2011 e ora tradotto per l’Italia (Torino, Einaudi, 2012, pagine xviii + 350, euro 28).

La forza di questo saggio sta nella grande dotazione aneddotica con cui il complesso intreccio dei fenomeni viene documentato, la sapiente collazione di una casistica nello stesso tempo omogenea e originale, in cui la funzione sociale della reliquia appare come la risultante di una articolata stratificazione di componenti: ortodossia teologica, vitalità spirituale, devozione popolare, gestione sociale del sacro, legittimazione del potere, logiche di mercato.

Il saggio di Freeman tuttavia non si inoltra nell'interpretazione. Questa rinuncia appare un limite.

Del complesso fenomeno dell’ inventio della reliquia - nella cui articolata struttura simbolica convergono realtà e immaginazione, oggettività e creazione, storicità e invenzione, saldate in una concezione dell’autenticità che ha criteri certamente molto lontani dai nostri - Freeman vede quasi esclusivamente l’aspetto della costruzione artificiosa. Il racconto perciò, persino senza volerlo esplicitamente, mantiene fra le righe quella permanente vena di irrisione che si riserva alla compiaciuta osservazione di un mondo semplicemente retrogrado. Con qualche notazione ermeneutica francamente sommaria.

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19 febbraio 2020

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