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Se l’economia
non è al servizio dell’uomo

· ​In un documento associazioni cristiane francesi analizzano il potere delle multinazionali ·

Fra il 1990 e il 2010 le imprese multinazionali sono passate da 37.500 a 82.000, e nel 2011 le loro 790.000 filiali hanno impiegato 69 milioni di persone. Il dato negativo è che «alcune di esse sono diventate delle superpotenze che difendono solo i propri interessi, spesso a detrimento del bene comune».

Operaio impegnato nella lavorazione dei gamberetti in Thailandia

È specificatamente dedicato al ruolo delle aziende transnazionali, attori-chiave della mondializzazione, in particolare nei Paesi in via di sviluppo, il documento L’économie au service de l’humanité. Au nom de leur foi, des chrétiens s’engagent pour un meilleur encadrement des multinationales, pubblicato in Francia da un collettivo di associazioni cristiane. Il fascicolo fa parte di una collezione cominciata nel 2007 con l’obiettivo di applicare la dottrina sociale della Chiesa alle realtà concrete del mondo contemporaneo, stimolando persone e gruppi a riflettere e, possibilmente, a trovare delle risposte.

«In un periodo di profondi sconvolgimenti — si legge nella prefazione — è necessario porre di nuovo la domanda: a che serve l’economia? E rispondere fermamente: al servizio della pienezza della dignità di ogni essere umano e della soddisfazione del bene comune». Gli strumenti di cui dispongono certe imprese transnazionali hanno raggiunto livelli di efficienza finora impensabili; posti al servizio dell’umanità, sono i benvenuti, ma «divengono temibili quando finiscono per farci accettare, come ripete Papa Francesco, che esistono persone assimilabili a dei “rifiuti”, triturati dalle macchine e dai sistemi. O ancora quando i mezzi utilizzati violano in modo definitivo la natura che non può più rigenerarsi». Non si tratta, spiega padre André Talbot, dell’arcidiocesi di Poitiers e membro di Justice et Paix, di rivoltarsi contro le imprese, né contro il profitto o l’uso dei soldi in quanto tale, ma innanzitutto di «riaffermare che la fede non è una mistica disincarnata e che la religione non può essere relegata alla stretta intimità. In nome della buona novella di Gesù, i cristiani sono chiamati a lavorare in un mondo più giusto, solidale, orientato verso la fraternità e il rispetto della dignità di ciascuno».

di Giovanni Zavatta

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18 ottobre 2019

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