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Se le campane
non suonano più

· A causa della crisi finanziaria tagliati fondi per la Chiesa ortodossa di Grecia ·

Alla Chiesa di Grecia mancano duemilatrecento preti, ovvero il 22 per cento del numero totale dei membri del clero. Sono ottomiladuecento ma ne servirebbero diecimilacinquecento per coprire tutte le parrocchie esistenti nel Paese e assistere i suoi otto milioni di fedeli. «Parlons d’orthodoxie» (blog collettivo e piattaforma libera di discussione della Chiesa ortodossa russa in Francia) e «Ortodossiatorino.net» (sito della parrocchia torinese del patriarcato di Mosca), citando varie fonti, lanciano l’allarme su una situazione aggravatasi negli ultimi tempi a causa della crisi economica.

Chiesa ortodossa  nell’isola di Santorini

Ma forse — si osserva — non è sbagliato sospettare anche una certa influenza della secolarizzazione dei costumi, che ha portato tanti greci da una visione fondata sui valori religiosi a una più edonistica basata sulle sicurezze materiali. La Chiesa ortodossa greca, autocefala, conta ottantuno diocesi, una trentina delle quali, situate nel nord del Paese e nelle isole maggiori, chiamate «Nuove Terre», sono nominalmente sotto la giurisdizione del patriarcato di Costantinopoli ma di fatto controllate dal sinodo della Chiesa di Grecia. Le diocesi di Creta e del Dodecaneso, così come i monasteri del Monte Athos, sono invece sotto la giurisdizione diretta di Costantinopoli. Va sottolineato che la Chiesa ortodossa greca non è separata dallo Stato, il quale, dal 1949, ha in carico il sostentamento materiale del clero. Quest’ultimo, i docenti nei seminari e gli insegnanti di catechismo nella scuola secondaria (la religione è materia obbligatoria nei programmi) sono a tutti gli effetti dei funzionari pubblici (i salari mensili vanno più o meno dagli 800 euro di un parroco ai 1500 di un metropolita). La politica dei tagli ai bilanci statali imposta dalla crisi finanziaria ha diminuito i fondi a disposizione della Chiesa, con inevitabili ripercussioni sulle opere caritative e assistenziali, considerando inoltre che il clero paga ormai le stesse imposte spettanti ai cittadini comuni. Non solo, avendo lo Stato competenza sul numero delle nuove ordinazioni sacerdotali, anch’esse sono state drasticamente ridotte, mettendo in difficoltà centinaia di parrocchie, trovatesi senza più pastori. Secondo la legislazione corrente, infatti, un nuovo dipendente pubblico (compresi i membri del clero) può essere accettato per un impiego solo dopo il pensionamento di dieci suoi colleghi. In precedenza la proporzione era di uno a sette.

di Giovanni Zavatta

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27 maggio 2019

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