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Se lavorare
non basta a mantenersi

· Nel mondo settecento milioni di persone hanno salari irrisori ·

Avere un lavoro non garantisce una qualità della vita dignitosa. La prova sono i 700 milioni di persone nel mondo che, nonostante abbiano un impiego, vivono in una situazione di estrema povertà.

Il fatto è che il mercato mondiale del lavoro offre cattive qualità di impiego e milioni di persone sono costrette, dal bisogno, ad accettare di lavorare senza avere la sicurezza di un riscontro economico. A sottolineare le cattive condizione del mercato del lavoro mondiale è il rapporto annuale dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) delle Nazioni Unite, secondo cui i progressi compiuti per ridurre la disoccupazione a livello mondiale non sono sinonimo di miglioramento della qualità dell’occupazione. Rilevando come perdura la scarsità di lavori dignitosi, il rapporto lancia un grido d’allarme: al ritmo attuale l’obiettivo di un lavoro decente per tutti nel mondo, così come previsto dall’Accordo per lo sviluppo durevole, è impossibile da ottenere in numerosi paesi. L’Accordo per lo sviluppo durevole all’ottavo posto tra i suoi 17 obiettivi non prevede infatti il pieno impiego per tutti ma un lavoro di qualità. «L’uguaglianza e un lavoro dignitoso — sottolinea Deborah Greenfield, direttrice delle politiche dell’Oil — sono i due pilastri su cui posa lo sviluppo durevole».

Il rapporto dell’Oil richiama inoltre l’attenzione sul fatto che alcuni nuovi modelli imprenditoriali, in particolare quelli che riguardano le nuove tecnologie, minacciano di compromettere i risultati ottenuti nel mercato del lavoro, come la sicurezza dell’occupazione e la protezione sociale. Inoltre, tra i problemi messi in evidenza dal rapporto figura l’assenza di progressi per ridurre la differenza tra il tasso di occupazione maschile e femminile. Il tasso di occupazione tra le donne arriva a malapena al 48 per cento mentre quello degli uomini raggiunge il 75 per cento. Altro grave problema è rappresentato dall’occupazione sommersa che riguarda 2 miliardi di lavoratori, il 61 per cento della manodopera mondiale, una cifra sconcertante.

Ulteriore preoccupazione è rappresentata dal lavoro tra i giovani: più del 20 per cento dei minori di 25 anni non sono scolarizzati e non hanno nessuna formazione ciò compromette notevolmente le loro prospettive lavorative. Ma non mancano elementi di speranza: se l’economia globale dovesse evitare una grave recessione, la disoccupazione potrebbe continuare a diminuire in molti paesi. Nel frattempo si registra un forte calo del numero di lavoratori poveri, negli ultimi 30 anni, in particolare nei paesi a reddito medio, così come un aumento del numero di persone iscritte a corsi di formazione.

Il rapporto affronta poi la situazione nei vari continenti. In Africa ad esempio, solo il 4,5 per cento della popolazione in età lavorativa è disoccupato, con un tasso di persone impiegate del 60, ma ciò non dimostra, purtroppo, che il mercato del lavoro in Africa funziona; infatti questi dati si spiegano con il fatto che i lavoratori africani non hanno possibilità di scelta e si devono adattare dunque a impieghi di qualità mediocre, non sicuri, con un salario non adeguato, né protezione sociale. Inoltre, il futuro non è roseo perché il livello di crescita economica troppo debole non creerà sufficienti posti di lavoro per una popolazione attiva che aumenta di 14 milioni ogni anno. In America del Nord si prevede che la disoccupazione raggiunga il livello più basso, con un tasso del 4,1 per cento nel 2019. In America latina, malgrado uno sviluppo economico crescente, il lavoro non aumenterà che dell’1,4 nei prossimi due anni. Negli stati arabi si nota un tasso di disoccupazione per le donne, che ammonta al 15,6 per cento, ben tre volte superiore a quello degli uomini. Anche i giovani sono colpiti in modo sproporzionato, con un tasso di disoccupazione di quattro volte superiore tra i giovani rispetto agli adulti. I migranti rappresentano il 41 per cento della mano d’opera, in media la metà degli occupati. Anche in Asia lo sviluppo economico cresce a un ritmo molto più lento che negli anni passati. L’esodo dalle campagne non ha rappresentato un miglioramento significativo del lavoro tanto che una gran parte dei lavoratori non conosce né la sicurezza dell’impiego né ha un contratto scritto.

In Europa la situazione non migliora: il livello di disoccupazione è il più basso dagli ultimi 10 anni, ma resta alto il tasso di lavoro sommerso.

di Annalisa Antonucci

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21 ottobre 2019

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