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Se la teologia
è prudente

· Riflessione teologica ·

Sophie Scholl della Rosa Bianca

Nella graduatoria delle parole dotate di ambiguità, prudenza sicuramente è in alto, dal momento che può indicare almeno due cose decisamente antitetiche. Frequentemente infatti è utilizzata, anche nelle comunità ecclesiali, nel suo significato comune e banale: è imprudente chi si espone, chi prende la parola su questioni in discussione, chi si oppone a comandi che ritiene ingiusti prima che la storia li definisca tali. In questo senso, ad esempio, imprudente Sophie Scholl della Rosa Bianca, imprudente e inopportuno Lorenzo Milani: almeno finché la cronaca, sempre tardiva, non ne faccia post mortem i famosi profeti cui costruire le tombe. A questa concezione ben si applicano, a secoli di distanza, le parole con cui Manzoni descrive don Abbondio, che oltre a scansare i contrasti o casomai mettersi dalla parte del più forte, così stigmatizzava chi si comportava diversamente: «Era poi un rigido censore degli uomini che non si regolavano come lui, quando però la censura potesse esercitarsi senza alcuno, anche lontano, pericolo. Il battuto era almeno un imprudente; l’ammazzato era sempre stato un uomo torbido. A chi, messosi a sostener le sue ragioni contro un potente rimaneva col capo rotto, don Abbondio sapeva trovar sempre qualche torto. Sopra tutto poi, declamava contro que’ suoi confratelli che, a loro rischio, prendevan le parti d’un debole oppresso, contro un soverchiatore potente». Quanto possa adattarsi tutto questo alla contemporaneità e anche alla stretta attualità, credo sia cosa tanto evidente da non richiedere glossa.

Diversa tuttavia la forma classica della phronesis, che è intelligenza pratica che scruta, vaglia, progetta. In questo modo è ripresa anche nella Scrittura: non a caso il testo evangelico (Matteo 10,16) chiede di essere phronimoi, intelligenti/prudenti come il serpente (anche ’arum di Genesi 3,1 è reso nel greco con lo stesso termine, anche se preferiamo tradurlo come astuto) oltre che semplici come le colombe. La prudenza evangelica è dunque discernimento pacato e franchezza audace, con l’aggiunta di una dote particolare e feriale che è il senso del limite, la capacità del penultimo: prendere parola e assumere posizioni implica infatti l’uscita dall’assoluto, perché non parla di essenze eteree, immutabili e impalpabili, ma di questioni storiche, di corpi e di vite, di soluzioni da adottare e di vie da percorrere. Si potrebbe richiamare a questo proposito la coppia urgenza/pazienza, che attraversa i principali documenti dell’attuale pontificato: in Laudato si’ si tratta di prendere provvedimenti senza tardare ma nello stesso tempo di avere occhi per vedere anche la bellezza delle periferie; in Gaudete et exsultate la santità della porta accanto con l’attenzione ai piccoli particolari e la forma esigente del martirio; in Evangelii gaudium l’indicazione di attivare processi più che di occupare spazi, senza accidia spirituale.

Non è immediato per la teologia, viziata da uno statuto che la pretendeva perenne, entrare in questa dinamica, mantenendo tuttavia il servizio suo proprio, legato all’istanza critica e al pensiero. Una forma esemplare è stata raggiunta nella Facoltà teologica dell’Italia Meridionale col convegno La Teologia dopo Veritatis Gaudium nel contesto del Mediterraneo, cui non è mancata profondità e franchezza, anche rispetto al ruolo dei laici e fra questi delle donne. Così si è espressa, fra gli altri, la collega Anna Carfora: «Bisogna decostruire quelle narrazioni del femminile che storicamente non hanno fatto bene a nessuno. Esaltare la donna, magnificare le virtù dell’eterno femminino non è stato un buon servizio reso nel tempo agli uomini così come alle donne. Non è questione di sapere chi esse sono ma ammettere e permettere che ci siano, nel mondo come nella Chiesa, riconoscendo il loro essere soggetti, persone. Il femminile, inoltre, non va declinato al singolare nemmeno in teologia: non la donna, ma le donne concrete e le opportunità per loro e che vengono da loro. La metafora del poliedro può essere applicata al mondo femminile: è poliedrico, infatti, anche l’universo delle donne». Prudenza audace che mette in moto processi: le studentesse (12 donne e un ragazzo, per la precisione) hanno a propria volta scritto una lettera al Papa su questi temi, intitolandola “prima che gridino le pietre”. Sarà importante diffonderla e leggerla.

di Cristina Simonelli
Docente di Antichità cristiane, presidente del coordinamento delle teologhe italiane

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20 settembre 2019

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