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Se la guida è femminile

Ci tenevamo che il nuovo inserto dedicato alle donne dell’Osservatore Romano uscisse con una sua intervista: lei è l’unica donna alla testa di un movimento di così grande importanza. Questa singolarità le pesa nei contatti con le gerarchie ecclesiastiche?

Non solo non mi pesa, ma è una peculiarità sempre più riconosciuta dal Papa, da cardinali e vescovi, secondo il suo significato originario espresso da Giovanni Paolo II: essere segno e garanzia di quel profilo mariano che dice primato del-l’amore soprannaturale, della santità, coessenziale al profilo apostolico e petrino. Dimensioni che concorrono, ha detto Wojtyła, «a rendere presente il Mistero di Cristo e la sua opera salvifica nel mondo». Non così nel primo ventennio della nostra storia: era una tale novità! Dietro c’è un lungo iter non privo di sofferenza.

Anche la sua successione a Chiara Lubich è stata diversa dalla prassi: nessuna designazione, ma voto democratico. Anche nelle decisioni il movimento sembra seguire questo metodo. Succedeva anche quando era in vita Chiara?

La successione è avvenuta attraverso un’elezione, ma non si può dire che si sia seguito un iter democratico. Se ci fosse stato avremmo poi dovuto accettare un compromesso per comporre la polarizzazione, il che sarebbe stato in contrasto con il nostro carisma che chiede l’unità. Da quel momento abbiamo capito meglio il senso dell’eredità di Chiara: Gesù che si fa presente quando «due o più sono uniti nel mio nome». In quell’ora cruciale ne abbiamo sperimentato la forza che trasforma e la luce che è guida. Ci è richiesto quell’amore scambievole che non misura, anzi punta alla misura stessa di Gesù: dare la vita. A oggi non conosciamo altro modo nel prendere decisioni: ciò significa ascolto, condivisione di pesi, conquiste, esperienze, punti di vista, pronti a perdere tutto nell’altro. Soprattutto fedeltà allo sposalizio con Gesù crocifisso per trasformare dolori, dubbi, divisioni e ricomporre l’unità. Quando Cristo è presente risplendono i doni dello Spirito: pace, nuova forza, luce; risplende l’uguaglianza, senza vanificare il “dono dell’autorità”.

Mi sembra che fra i movimenti voi siate i più restii alla pubblicità: «umiltà e reticenza, mai mettersi in mostra» diceva Chiara. Quindi le persone vi conoscono quando vengono in contatto con qualcuno di voi, attraverso un rapporto personale. Questa modestia vi rende però poco noti all’esterno: ha qualcosa a che fare con la guida femminile?

Siamo restii alla pubblicità, non alla comunicazione. Significativamente Chiara ha voluto che la grande parabolica per i collegamenti intercontinentali fosse sistemata nel suo giardino: era per lei il «monumento all’unità». È vero, c’è stato un lungo periodo di silenzio, quando il movimento era sotto studio da parte della Chiesa. Ma negli anni successivi non sono mancate grandi manifestazioni internazionali irradiate nel mondo dai satelliti, si sono moltiplicate riviste e siti web, è in funzione un ufficio stampa. Ciò che ci muove non è ricerca di notorietà, ma il detto evangelico che chiede di non tenere la lampada sotto il moggio, ma di metterla sul tavolo per far luce nella casa.

Lo spirito focolarino risente della sua matrice femminile. Quali altre caratteristiche femminili si possono rintracciare nel vostro carisma?

Il Focolare ha una matrice femminile perché è «opera di Maria». Maria, la più alta espressione dell’umanità redenta, modello del cristiano e della Chiesa tutta, come sancito dal Vaticano II. È lei che ha impresso a tutto il movimento il suo timbro: interiorità che lascia spazio a Dio e ai fratelli, fortezza, fede, Parola vissuta, canto di quel Magnificat che annuncia la più potente rivoluzione sociale, quella maternità possibile oggi nel generare ovunque la presenza misteriosa, ma reale, del Risorto che fa nuove tutte le cose.

Nel movimento vi sono, come membri o simpatizzanti, esponenti delle gerarchie ecclesiastiche. Come risolvete il confronto fra autorevolezza della guida del movimento e autorità delle gerarchie che essi rappresentano?

Nei rapporti con i vescovi non c’è mai stato conflitto d’autorità, ma scambio di doni: dal carisma dell’unità i vescovi attingono quella spiritualità così incoraggiata dai Papi per dare alla Chiesa il volto delineato dal Vaticano II, la Chiesa comunione. Nel carisma proprio delle gerarchie ecclesiastiche, riconosciamo l’evangelico «chi ascolta voi ascolta me».

Oltre agli scritti della fondatrice, a cui ovviamente vi ispirate, che rapporto avete con le sante e con i testi che hanno scritto?

Due esempi: Chiara ha assunto il nome della santa d’Assisi perché affascinata dalla sua radicalità evangelica. Per anni, nella festa della santa, abbiamo approfondito aspetti paralleli delle due spiritualità. Teresa d’Avila ha fatto luce per leggere, nel nuovo carisma donato alla Chiesa, una via autentica di santità, che ha come meta non solo edificare il “castello interiore”, ma anche il “castello esteriore”, al cui centro è la presenza di Gesù nella comunità.

«La nostra divisa è il sorriso» è una delle vostre massime ispiratrici. Il modello di riferimento, Chiara, sembra venga realizzato meglio dalle donne, che le sono tutte somiglianti non solo nello stile del vestito e nella pettinatura, ma nella luminosità affettuosa del volto. Per gli uomini sembra più difficile?

Non è questione di difficoltà, ma di diversità: «uomo e donna li creò». Chiamati a essere dono l’uno per l’altro, perché si attui quella «pienezza dell’umano» possibile solo nella «complementarietà tra femminilità e mascolinità». Il movimento stesso si può vedere come una palestra di questa unità: se la presidente è donna, pur avendo una specifica funzione per tutta l’Opera di Maria, ha a fianco un co-presidente. Ogni altro livello di responsabilità è condiviso in piena parità. È solo nell’unità tra i due che si esprime il carisma nella sua autenticità. È una dimensione di unità che ha radice in Gesù crocifisso e esige una misura di amore che sa contenere le differenze senza annullarle. È ne è conseguenza anche quella luce che traspare sui volti.

Mantenete rapporti fraterni con credenti di altre religioni in cui le donne spesso sono oppresse e prive di libertà: avete mai affrontato questo argomento con loro?

La questione è molto complicata, perché radicata in culture millenarie. E non sempre valgono le nostre categorie occidentali. Più delle parole vale la vita. Significativo un episodio. A Fontem, nel cuore della foresta camerunense, ancora vige la poligamia. Una delle mogli del capo di un villaggio non aveva obbedito a un suo comando. La reazione è stata violenta e pubblica. Subito dopo l’uomo partecipa a un incontro dove si parla dell’evangelico «qualunque cosa avete fatto al minimo l’avete fatta a me». In contrasto con la tradizione, il capo raduna la famiglia allargata: di fronte a tutti si inginocchia davanti alla donna per porgerle le sue scuse. Un fatto eclatante che avrà grande eco fuori del villaggio incidendo nel cambiamento.

Chiara le ha dato questo bellissimo nome, Emmaus. Il nome di un luogo, di un incontro. In che modo le sembra di realizzarlo?

Emmaus è il nome di un luogo, di un incontro che coincide con il cuore del carisma: è mio compito specifico mantenerlo vivo. Mio primo impegno è cercare di vivere io per prima le esigenze dell’amore che lo rendono operante. È con sempre nuova meraviglia che tocco con mano una grazia che mi supera di gran lunga.

La Chiesa in questi ultimi anni ha dovuto superare momenti di grande difficoltà. Crede che un ruolo e una presenza diversa delle donne ne avrebbe facilitato il superamento?

Difficile dirlo. Direi di guardare all’oggi, quando una profonda crisi attraversa non solo la Chiesa, ma tutta l’umanità. Se, come ripete il Papa, alla radice della crisi vi è una crisi di fede, la donna, ovunque vive, ha la specifica vocazione di essere portatrice di Dio, di quell’amore soprannaturale che è il valore più grande ed efficace per rinnovare Chiesa e società.


Dal 7 luglio 2008 Maria Voce è il presidente del movimento dei Focolari, il cui nome ufficiale è Opera di Maria. A fondarlo fu Chiara Lubich nel 1943, con il fine di realizzare l’unità tra le persone voluta da Gesù. Nel 1962 Giovanni XXIII diede la prima approvazione al movimento, i cui statuti vennero approvati da Giovanni Paolo II nel 1990. In particolare, l’Opera di Maria ottenne dal Papa il raro privilegio di poter essere diretta sempre da una donna. Diffuso in tutti i continenti, il movimento conta oggi oltre due milioni di persone.

Lucetta Scaraffia

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08 dicembre 2019

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