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Se la finanza può cambiare

· Barack Obama illustra i punti chiave del piano per il riassetto di Wall Street ·

In platea c'era anche lui, nessuno se lo aspettava. Ieri, nella Great Hall dell'Union Cooper, storico ateneo nella punta meridionale di Manhattan, lo sguardo di Lloyd Blankfein, ceo di Goldman Sachs, ha incrociato più volte quello di Barack Obama. Una partita a scacchi senza esclusione di colpi. Un nuovo capitolo della battaglia a distanza che ormai da mesi segna i rapporti tra le lobby di Wall Street e Washington. Al centro le regole, l'assetto post crisi della finanza americana.

«Credo nel potere del libero mercato e in un settore finanziario forte», ha detto Obama ai 700 invitati tra cui sedevano anche i rappresentanti di Goldman, la banca d'affari accusata di frode dalla Sec. «Ma il libero mercato non può voler dire prendere tutto quel che si può, in qualunque modo: qualcuno a Wall Street si è dimenticato che dietro ogni dollaro investito in Borsa c’è una famiglia che prova a comprarsi la casa, a pagare gli studi, ad aprire un negozio o a mettere da parte per la pensione». Il presidente ha quindi chiesto ai banchieri di aiutarlo e di aiutare il Congresso a varare la riforma: «Siate con noi, non contro di noi».

La riforma delle regole dei mercati è diventata la priorità dell’agenda legislativa di Obama dopo la firma della riforma della sanità e mentre mancano sei mesi al voto di metà mandato. «Dobbiamo imparare dalla lezione della crisi per non esser condannati a riviverla», ha messo in guardia il presidente: un testo di riforma è stato approvato alla Camera mentre in Senato la situazione è ancora incerta. Il presidente ha illustrato i cinque capisaldi che, a suo avviso, «devono essere inclusi in una legge di buon senso, non ideologica», e che Wall Street non deve temere «a meno che il suo modello di affari sia quello di truffare la gente». Accanto a un sistema che assicuri la protezione dei contribuenti nel caso in cui una grande banca rischi di fallire, Obama ha chiesto anche l’istituzione della cosiddetta «Volcker Rule», la misura che prevede di fissare limiti e criteri d'azione alle banche molto grandi.

Il presidente ha fatto solo un accenno indiretto a uno dei punti chiave della riforma, la creazione di una agenzia indipendente per la protezione dei consumatori da speculatori che si comportano «come banditi». Ha invece parlato senza riserve della riforma delle paghe che dovrebbe dare agli azionisti voce in capitolo sui bonus dei manager. Non si può tornare indietro. «Basta con i battaglioni di lobbisti al Congresso».

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