Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Se il malato costa troppo

· La questione di fondo della medicina contemporanea: un eccesso di cure costruisce situazioni insostenibili? ·

Come si colma il divario tra medico e paziente senza disumane scorciatoie

Anne-Laure Boch, neurochirurgo  in un grande ospedale parigino, scrive un articolo sul numero 174 della rivista «Le Débat» e, apartire dal titolo, sostiene, come lei stessa dice, una tesi provocatoria. Quando la medicina genera degli handicappati. Di fronte divario  tra ciò che la medicina realizza e ciò che la società chiede alla stessa: “lo stare bene”, “il guarire”, la medicina corre ai ripari prospettando due soluzioni: da un lato la ricerca, sempre più “applicata” e sempre meno “di base”, secondo il principio che «se la medicina non ha ancora perfettamente guarito tutte le malattie è semplicemente perché la società non le dà tutti i mezzi necessari per la ricerca». Dall’altro la soluzione è rappresentata a monte dalla diagnosi prenatale con lo scopo di eliminare in utero futuri soggetti deboli e a valle dall’eutanasia e dal suicidio assistito, pratici mezzi di alleggerimento del peso, l’handicap appunto, che tali malati rappresentano per la società.

“Innanzitutto - scrive Ferdinando Cancelli commentando queste tesi - dall’articolo di Boch emerge il rischio delle generalizzazioni. Fino a che su questi argomenti non si esamina il caso singolo si perdono particolari che possono essere fondamentali per arrivare a un giudizio etico corretto. Un paziente affetto da insufficienza renale cronica dializzato tre volte alla settimana può essere un ottimo nonno, un marito affetto da Sla e ventilato meccanicamente potrebbe voler continuare a vedere la propria moglie accanto a sé e via di questo passo. (…) Ma“davvero quelli che genera la medicina moderna sono pazienti handicappati? Vi è unanimità nella definizione stessa di handicap? Fino a che punto spingersi nell’applicare terapie complesse? Quando una terapia o un mezzo di sostegno vitale è “accanimento terapeutico” e quando non lo è? Le domande sono molte e molto complesse. (…) Potrebbe essere questa una soluzione concreta agli interrogativi sollevati dalla dottoressa Boch: non una medicina che rinuncia alle proprie possibilità di cura, non una medicina prona a interessi economici, non una medicina che sceglie di sbarazzarsi in fretta dei pesi che ha creato, ma una medicina che ragiona. Ricca di umanità, guidata dalla riflessione etica che la illumina da secoli, magari anche conscia degli errori commessi e in grado di imparare dagli stessi, una medicina che ascolta e accetta i propri limiti e sta sempre dalla parte della vita più fragile. Solo così, pensiamo, si colmerà il divario tra medico e paziente, solo così si eviteranno pericolose e disumane scorciatoie”.

A ulteriore commento Lucetta Scaraffia, nell'articolo Dalla paura dei processi all’accanimento  terapeutico , ricorda come l’articolo di Boch “pone un problema vero, su cui siamo tutti chiamati a riflettere: al centro della questione non sta l’eutanasia, ma l’accanimento terapeutico. Senza dubbio ai medici spetta definire con coraggio e nettezza i confini fra cure giustificate e accanimento, allo stato presente della scienza medica. Ma spesso per loro non è facile definirlo, perché non si tratta soltanto di una questione al tempo stesso di competenza e di coscienza: il timore di essere citati in giudizio per non avere svolto bene il loro ruolo incombe sui medici e sugli ospedali, e costituisce un rischio che in genere nessuno vuole correre. (…) Ai governi spetta il compito di intervenire su questi versanti, per rendere più libera e professionale la scelta dei medici, e per evitare che la medicina, invece di curare, non faccia che generare handicappati”.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

24 gennaio 2020

NOTIZIE CORRELATE