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Se il contemporaneo
incontra il sacro

· Primi segnali di una nuova amicizia ·

Le glorie dell’arte sacra, quelle in cui la cultura credente ha imparato a identificare l’idealizzazione dell’incontro fra la vita cristiana e le potenzialità delle arti, sono da due buoni secoli francamente estinte. Almeno in quella forma in cui si sono storicamente date. A spegnerne la forza di irradiazione è il progressivo distacco della grande produzione artistica d’autore dai temi della dogmatica cristiana. Lo scrive Giuliano Zanchi sottolienando che i Manet, i Monet, i Gauguin, i Corot, i Courbet, e poi i Picasso, i Braque e i Mirò, per quanto protagonisti di sporadiche incursioni nel soggetto religioso, non avrebbero più servito la didascalia della fede alla stessa maniera dei Caravaggio, dei Reni, dei Raffaello, dei Carracci e dei Tiepolo, pittori esegeti, pur con tutte le distinzioni possibili, le cui capacità tecniche onoravano l’esercizio spirituale del docere del movere e del delectare.

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22 agosto 2019

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