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Se anche i tamburi parlano

· Peter Eötvös all’Accademia nazionale di Santa Cecilia e alla Scala di Milano ·

Quando gli hanno detto che era ineseguibile non c'ha creduto. O meglio, sapeva che non era vero. Lo scrive Marcello Filotei aggiungendo che l’ungherese Peter Eötvös, un pezzo di storia della musica, oltre a essere un compositore affermatissimo e un direttore d'orchestra raffinato è anche un percussionista. 

Quindi dopo che tre solisti di seguito gli avevano confermato che la parte per feed drum (tamburo militare) così come era scritta non andava bene lui ha fatto chiamare un ragazzino, la leggenda narra fosse solo tredicenne, che aveva la fama di essere uno specialista del feed drum (in musica esiste veramente tutto). Lo specialista in questione, Martin Grubinger, senza troppe difficoltà si è esibito in una rullata in pianissimo ritenuta dai più impossibile da realizzare, soprattutto perché eseguita su uno strumento sommerso da microfoni a contatto pronti a sottolineare ogni pur piccolo tentennamento.

Inizia così la storia di una collaborazione fruttuosa, che presto ha convinto Eötvös a scrivere per Grubinger Speaking Drums, quattro poemi per percussioni e orchestra, in programma da sabato 31 all'Accademia nazionale di Santa Cecilia. Il pezzo ha già fatto il giro del mondo, come peraltro ogni nota scritta dal compositore ungherese sulla breccia dagli anni Sessanta, quando collaborava strettamente con Karlheinz Stockhausen. Per di più Grubinger è giovane, convinto di quello che fa, e capace di spiegarlo. Per questo su youtube collezionano migliaia di visualizzazioni i video in cui illustra i dettagli di questo e di altri lavori. Qui, come sottolinea il titolo, si tratta di suonare e recitare contemporaneamente, sottolineare con la voce l'andamento delle percussioni, o contrastarlo, in un gioco continuo di avvicendamenti timbrici.

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23 maggio 2019

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