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Se anche Berlino parla cinese

· Germania e Cina siglano accordi commerciali per un totale di 8,7 miliardi di dollari ·

Massimizzare i profitti attraverso la cooperazione bilaterale e multilaterale: con questo obiettivo Pechino si prepara ad allargare il suo raggio d'azione, guardando anzitutto all'Europa. E alla Germania, in particolare, con la quale la Cina ha deciso di rafforzare i rapporti commerciali. L'annuncio, ieri, conferma due dati fondamentali: da una parte, la vastità dell'attuale azione diplomatica cinese; dall'altra, l'interesse tedesco per i mercati extra-europei.

In occasione della visita a Berlino del vice premier cinese, Li Keqiang, è stata annunciata ieri la firma di undici tra accordi e joint-venture per un totale di 8,7 miliardi di dollari. Secondo quanto ha riferito l’ambasciatore cinese in Germania, Wu Hongbo, al termine dell’incontro tra il cancelliere, Angela Merkel, e Li Keqiang, l’accordo principale riguarda un contratto di fornitura della Volkswagen del valore di circa 3,4 miliardi di dollari. C’è poi un previsto progetto della Mercedes-Benz (gruppo Daimler) stimato in 2,8 miliardi di dollari. Altri contratti riguardano la modernizzazione degli impianti nucleari cinesi e la fornitura di tre navi container.

Gli accordi con la Germania sono solo l'ultima tappa del maxi-salvataggio dell'economia europea che la Cina ha pianificato e attuato nel 2010. Problemi in futuro potrebbero arrivare dall'inflazione e dal rischio di una bolla immobiliare. Con un'America in profonda crisi, che ha quindi bisogno di ridurre il proprio debito e di un dollaro più debole per evitare la deflazione, Pechino è costretta ad ampliare i mercati di sbocco per i suoi prodotti in cambio di finanziamenti che coprono debiti difficili da sostenere. Tuttavia, molti analisti sottolineano la pericolosità degli acquisti di bond europei da parte della Cina. La soluzione, infatti, rafforzerebbe l'euro, danneggiando esportazioni e crescita.

Durante la visita del vice premier cinese, Li Keqiang, il Governo tedesco ha chiesto alla Cina di rivedere la decisione di limitare l’esportazione di minerali terre rare. Due giorni fa Li Keqiang ha incontrato il ministro dell’Economia tedesca, Rainer Brüderle, che, secondo quanto ha reso noto ieri un suo portavoce, ha chiesto ai cinesi di rivedere la loro decisione di limitare le esportazioni di terre rare. Li Keqiang ha avuto un colloquio anche con Guido Westerwelle, il ministro degli Esteri tedesco.

Le terre rare sono diciassette metalli, tutti molto costosi da estrarre, che giocano un ruolo importantissimo nell'alta tecnologia informatica e militare. Si tratta di elementi indispensabili, ad esempio, nella costruzione di schermi a cristalli liquidi, di cellule fotovoltaiche e di semiconduttori, pile elettriche e sistemi di controllo dei reattori nucleari. Grossi giacimenti si trovano in Nord America, in Messico e in Russia. Enormi quantità se ne trovano anche in Sud Africa, Giappone e Perú. Gli analisti, tuttavia, lanciano l'allarme sul rischio di esaurimento delle risorse a fronte di una domanda crescente, e cercano nuove tecniche di estrazione e riciclaggio. Inoltre, secondo gli esperti, uno dei massimi problemi sul tavolo delle trattative è che spesso i giacimenti sono minacciati dall'instabilità politica dei Paesi in cui si trovano.

La Cina detiene il 20-30 per cento delle riserve mondiali di terre rare, ma un quasi-monopolio nella produzione, avendo fornito l’anno scorso il 97 per cento delle terre rare disponibili sui mercati internazionali. A dicembre scorso il Governo di Pechino ha deciso di ridurre del 35 per cento la quota di esportazioni di terre rare per il primo semestre 2011, sollevando le proteste di Giappone e Stati Uniti. Washington ha contestato la decisione di Pechino esprimendo preoccupazione: le restrizioni hanno spinto il prezzo di questi metalli a livelli vertiginosi. Molte compagnie minerarie stanno accelerando gli investimenti per sviluppare la produzione in giacimenti al di fuori del controllo cinese. Una necessità, viste anche le previzioni non rosee: gli esperti stimano infatti che nei prossimi trent'anni la domanda di terre rare crescerà vertiginosamente.

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