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Se alla Grecia non tornano i conti

· L’Ue bloccherà gli aiuti qualora Atene non regolasse in modo più incisivo il proprio bilancio ·

Dopo il Fondo monetario internazionale (Fmi) è la volta dell’Unione europea ad agitare lo spettro, all’indirizzo della Grecia, del blocco degli aiuti. Questa eventualità sarebbe tradotta in pratica, ha detto l’Ue, qualora Atene non intervenisse in modo più incisivo sui conti. Il commissario Ue, Olli Rehn, ha dichiarato: «La situazione è molto seria». Una decisione circa il blocco degli aiuti sarà presa dopo che i conti di Atene verranno esaminati dagli esperti della Banca centrale europea, dall’Ue e dall’Fmi. Secondo alcune indiscrezioni, rilevano le agenzie di stampa, sembrerebbe che Atene stia venendo meno alle «promesse» precedentemente fatte: questa situazione dunque indurrebbe l’Ue a non erogare i finanziamenti.

Sempre Rehn, in questi giorni, si è rammaricato del fatto che i leader dei partiti greci non siano riusciti a trovare un’intesa sul risanamento economico per superare la crisi del debito.

Rehn ha dichiarato: «Per la ripresa dell’economia greca è essenziale che tutti i partiti, compresi quelli di opposizione, adottino un atteggiamento costruttivo a supporto del pogramma dell’Ue e dell’Fmi e per la sua implementazione». Venerdì, nel palazzo presidenziale di Atene, si era svolta una riunione straordinaria, convocata dal capo dello Stato Karolos Papoulias, con i leader dei partiti politici, con l’obiettivo di esaminare gli ultimi sviluppi della situazione economica e quindi di creare un consenso nazionale per far fronte alla crisi. Papoulias, nell’occasione, ha sottolineato che sono necessarie anche misure adeguate per garantire la coesione sociale e proteggere le fasce economiche più deboli della popolazione.

Al termine della riunione, il premier George Papandreou, parlando in televisione, ha ribadito la volontà di andare avanti con il programma di austerità (che contempla nuovi tagli) anche senza il consenso dell’opposizione.

Qualche giorno fa il Fondo monetario internazionale aveva minacciato di bloccare i propri aiuti. Da Lussemburgo il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, aveva indicato che il Fondo potrebbe rifiutare di versare la prossima tranche ad Atene se non venisse assicurato il finanziamento della Grecia per i prossimi dodici mesi. Insomma sulla Grecia si sta stringendo la morsa, con l’obiettivo di stimolare Atene al raggiungimento di quegli standard che le assicurerebbero il ritorno a una situazione di normalità.

Nel frattempo, il ministro delle Finanze greco, George Papaconstantinou, si è detto fiducioso sul versamento della prossima tranche di aiuti da parte sia del Fondo monetario internazionale sia dell’Unione europea. In un comunicato si legge: «I negoziati con la troika proseguono e si concluderanno nei prossimi giorni». Per il ministro delle Finanze, la Grecia «ha tutte le ragioni di credere che queste trattative si concluderanno positivamente»: di conseguenza il Paese «riceverà il versamento della quinta tranche», pari a dodici miliardi di euro, del prestito da 110 miliardi ottenuto nel maggio del 2010.

In un’intervista rilasciata al «Financial Times», Lorenzo Bini Smaghi, membro del board della Bce, ha sottolineato che una ristrutturazione del debito greco o un’uscita dalla Grecia dall’euro sarebbe come «una sentenza di morte». Nello stesso tempo ha messo in guardia dal rischio di «un forte impatto destabilizzante».

Secondo Bini Smaghi, quegli economisti che pensano che l’impatto possa essere contenuto, sono paragonabili a quelli che «a metà settembre 2008 ritenevano che i mercati fossero preparati al fallimento di Lehman Brothers». Inoltre l’idea di una ristrutturazione del debito «pilotata» è una «favola», così come l’ipotesi di una «ristrutturazione soft» del debito e di una dilazione volontaria delle scadenze non è che «uno slogan che i politici hanno provato a utilizzare senza alcun contenuto». Bini Smaghi ribadisce che Atene deve andare avanti con le privatizzazioni e con la riduzione del debito, e mette in evidenza che «se la Grecia va in default, il sistema bancario greco collassa» con ripercussioni sull’intero sistema dell’eurozona, dal momento che una qualunque forma di ristrutturazione del debito finisce con il ricadere su tutti i contribuenti.

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