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A scuola
per imparare la pace

· ​Progetti del cardinale Nzapalainga per la Repubblica Centrafricana ·

Bangui, 27. Più penne e meno fucili: la pace nella Repubblica Centrafricana si costruisce puntando soprattutto sull’educazione dei giovani. Ne è profondamente convinto il cardinale arcivescovo di Bangui, Dieudonné Nzapalainga, per il quale «i bambini non devono prendere in mano armi per uccidere ma penne per scrivere, per essere bravi cittadini, lavorare e guadagnarsi la vita onestamente. Non vogliamo che qualcuno li manipoli o strumentalizzi». Il porporato è insomma determinato più che mai a portare avanti la sua visione e i suoi progetti. Tanto più che, nonostante la firma degli accordi di pace a giugno, la violenza nella Repubblica Centrafricana non si è affatto fermata.

Tra i principali progetti in cantiere, appunto, quello di costruire scuole per strappare ai ribelli la possibilità di coinvolgere bambini e trasformarli in soldati. Proprio in questi giorni vengono aperte le prime dieci scuole nei villaggi più grandi dell’arcidiocesi di Bangui, grazie a un finanziamento di circa mezzo milione di euro messo a disposizione dal comitato della Conferenza episcopale italiana per gli interventi caritativi nel Terzo mondo. Ma il porporato spera entro breve di poter arrivare ad aprire ben 58 scuole. «Si dice che la crisi è dovuta a motivi religiosi. Noi abbiamo sempre detto che non è così. La scuola — afferma il porporato in una intervista all’agenzia Sir — è il luogo dove cattolici, protestanti, musulmani, animisti si riconoscono tutti figli di uno stesso paese. Qui sono nati e qui devono imparare ad accettarsi. Studiando e giocando insieme la scuola diventa luogo di incontro tra culture per imparare a stimarsi, a collaborare. Altrimenti continueranno a pensare che il musulmano o il cristiano è il nemico».

I progetti messi in cantiere dal cardinale Nzapalainga non si fermano qui. «Poi intorno alla scuola — aggiunge — lanceremo un progetto di gruppi agricoli. Chiederemo ai genitori di unirsi per coltivare campi e vendere i loro prodotti a Bangui, in modo che possano comprare quaderni e vestiti per i bambini che vanno a scuola. Questo permetterà la manutenzione della scuola e di pagare gli insegnanti». Inoltre, rivela, «c’è anche un altro grande progetto che riguarda la regione di Bangui, realizzato con l’Istituto di agronomia dell’Africa centrale, per una agricoltura a livello industriale. Si rivolge agli studenti con laurea o alti livelli di formazione. Da noi c’è terra per coltivare e si possono fare attività di scambio tra i paesi».

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