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Scrivere
rende liberi

· Nel carcere di Matera la San Vincenzo de’ Paoli assegnerà ai detenuti il premio letterario Castelli ·

Scrivere libera la mente, aiuta a riflettere sui propri errori ed è un’occasione per aiutare “chi sta fuori” a non ripeterli. Partendo da questa convinzione la Società San Vincenzo de’ Paoli, anche quest’anno, assegnerà il prossimo 11 ottobre, presso la Casa Circondariale di Matera, il premio “Carlo Castelli” per la solidarietà destinato ai detenuti delle carceri italiane che vogliono cambiare vita. E sì, perché cambiare vita è possibile. «Non lasciatevi mai imprigionare nella cella buia di un cuore senza speranza, non cedete alla rassegnazione. Dio è più grande di ogni problema e vi attende per amarvi», ha detto Papa Francesco il 14 settembre scorso, in occasione dell’udienza ai cappellani delle carceri italiane, alla polizia e al personale dell’amministrazione penitenziaria, esortando i detenuti ad avere coraggio perché si è nel cuore di Dio anche se ci si sente smarriti e indegni.

Quello promosso dalla San Vincenzo de’ Paoli è senza dubbio uno dei concorsi letterari rivolto ai detenuti più ambito d’Italia. Giunto alla sua dodicesima edizione, il premio si ispira alla testimonianza di Carlo Castelli (1924-1998) volontario vincenziano nelle carceri e pioniere nell’opera di recupero sociale dei detenuti. Con il tema “Riconoscere l’Umanità in sé e negli altri per una nuova convivenza”, il concorso di quest’anno è patrocinato da Senato della Repubblica, Camera dei Deputati, ministero della Giustizia, Università Europea di Roma, Fondazione Matera-Basilicata 2019 e ha ottenuto il riconoscimento di una speciale medaglia del presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella.

«Ogni anno — spiega all’«Osservatore Romano» Antonio Gianfico, presidente della Federazione nazionale Società di San Vincenzo de’ Paoli — riceviamo centinaia di testi dai reclusi di tutte le carceri italiane. Il mondo carcerario è un condominio fatto di spazi angusti, di regole rigide, di relazioni forzate, di privazioni e di sofferenza. C’è quindi la necessità e la convenienza di condividere al meglio quel poco che si ha materialmente a disposizione, ma, soprattutto, di attingere a quelle risorse interiori che possono veramente segnare una svolta nella propria vita. Dagli scritti pervenuti — prosegue Gianfico — emerge un’umanità soffocata dalla sofferenza, un’umanità che si confronta con quella del vicino, che cerca di abbattere il muro del pregiudizio, di comprendere e valorizzare le differenze. Una convivenza di prossimità».

Imparando dagli errori del passato si può aprire un nuovo capitolo della propria esistenza e si può davvero fare qualcosa di buono ed utile non solo per se stessi, ma anche per gli altri.

«Ed è per questa ragione — spiega al nostro giornale Claudio Messina, delegato per le carceri della Società di San Vincenzo de’ Paoli e organizzatore del premio Castelli — che, anche nel premiare le opere scelte, abbiamo pensato di dare una libertà in più al candidato, il quale oltre a ricevere un riconoscimento per sé, sceglierà una buona causa nel sociale a cui destinare un’altra parte del premio in denaro. Ecco una buona possibilità, per chi ha sbagliato nella vita, di riscattarsi offrendo un contributo alla società».

La cerimonia di premiazione sarà preceduta dal convegno dal titolo: “In carcere con umanità. Nell’incontro la scoperta dei valori comuni”. Tra i relatori: Luigi Accattoli, Guido Traversa, Rita Barbera, don Raffaele Sarno, Gabriella Feraboli, Carmelo Cantone.

Ai tre vincitori di questa edizione vanno assegnati rispettivamente 1.000, 800 e 600 euro, con il merito di finanziare anche un progetto di solidarietà. In aggiunta ai premi, a nome di ciascuno dei tre vincitori, saranno devoluti nell’ordine: 1.000 euro per finanziare la costruzione di un’aula scolastica a Lurhala (Repubblica Democratica del Congo); 1.000 euro per un progetto formativo e di reinserimento sociale di un giovane dell’Istituto penale minorile di Bari; 800 euro per l’adozione a distanza di un bambino della Bolivia per i prossimi 5 anni. Le tre opere, scritte dai detenuti, che saranno premiate a Matera sono: Per chi muore, per chi rimane di Carmelo Gallico del carcere circondariale di Tolmezzo (Udine); Riscoprire i rapporti di buon vicinato di Alessandro Cozzi della casa di reclusione Opera di Milano e Un padre di Alessandro Crisafulli, sempre del carcere Opera di Milano.

di Francesco Ricupero

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11 dicembre 2019

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