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Scrittrici e teologhe

Non sono molti gli autori contemporanei che riescono a raccontare la realtà religiosa dell’Italia di oggi, specialmente quella delle sue zone più periferiche. Per questo è tanto più apprezzabile il racconto inedito di Michela Murgia intitolato L’incontro e distribuito dal «Corriere della Sera». La scrittrice riesce a ricreare la religiosità di un paese sardo filtrandola attraverso gli occhi di un ragazzo, solo in parte membro della comunità. Sarà proprio questo suo essere interno ed esterno allo stesso tempo a dargli il coraggio e la lucidità di individuare una soluzione accettabile e onorevole per tutti del conflitto che sta spaccando il Paese fra la vecchia e la nuova parrocchia.

Conflitto che raggiunge il suo apice proprio al momento della processione più importante dell’anno liturgico: quella appunto dell’incontro, caro a diverse tradizioni, fra Gesù risorto e Maria il giorno di Pasqua. In un ritratto lucido ma al tempo stesso pietoso della vita paesana, di una fede che si nutre più di appartenenza locale che di vero senso religioso e della contrapposizione fra il vecchio e il nuovo parroco, che rappresentano due tipologie molto diverse di esperienza pastorale.

Murgia è molto più brava come narratrice, che poi è il suo vero mestiere, che come saggista, anche se Ave Mary ha ottenuto un grande successo perché scritto con la stessa lingua calda e appassionata che caratterizza i suoi testi narrativi. Ma il libro, a eccezione di alcune suggestive pagine sull’iconografia mariana, è fatto di idee banali, e rivela una preparazione decisamente insufficiente sulla storia della Chiesa, e in particolare su quella delle donne nella Chiesa. Ma, dal momento che ripete idee risapute e ampiamente condivise, ha avuto molto successo. Quasi tutti i lettori amano infatti trovare conferma di ciò che già pensano.

Negli scritti narrativi, invece, l’autrice sa leggere in profondità una realtà a lei nota, rendendola comprensibile a tutti, e consente così di fare riflessioni molto interessanti sul modo di vivere oggi la fede cattolica. Certo, viene da pensare che non tutti gli scrittori sono capaci di scrivere saggi, ma al tempo stesso dobbiamo ammettere con dispiacere che pochi studiosi sono in grado di scrivere come Michela Murgia. Le sue opere narrative costituiscono quindi fertili occasioni per riflettere sulla vita religiosa oggi molto più che il saggio, nonostante lei sia laureata in teologia (ma, come si è detto, con una debole preparazione storica). Questa laurea le serve molto, invece, nell’elaborazione di testi narrativi, come il racconto da cui siamo partiti.

Ed è interessante che pure un’altra nuova scrittrice di successo nel panorama italiano, Mariapia Veladiano, sia laureata in teologia. Non è che entrambe riempiano di questioni teologiche i loro libri, ma sicuramente rivelano una sensibilità per temi come la devozione popolare o il male nella vita di ognuno che risente felicemente dei loro studi.

Forse non è casuale che le scrittrici che oggi vanno per la maggiore siano anche teologhe. Forse le donne sono più sensibili alle novità che si respirano nell’aria, e sanno che in questo momento le grandi questioni religiose stanno tornando a interessare tutti e a offrire materiale di riflessione e di meditazione. E possiamo perfino sperare che le autrici ossessionate dalla vita sessuale propria o altrui stiano passando di moda.

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21 settembre 2019

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