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​Scossa alle coscienze

Quando già le ombre della sera erano calate su Roma e sulle migliaia di fiammelle tenute in mano dai fedeli raccolti davanti al Colosseo, Francesco si è alzato. Alle spalle aveva la grande croce fiammeggiante innalzata sulla terrazza adiacente alla chiesa di Santa Francesca Romana.

E la croce aveva anche nel cuore e sulle labbra, quella croce che — come scandito per ben trenta volte nella sua lunga preghiera finale — accoglie le miserie, le sofferenze ma anche la bontà degli uomini e ci insegna «che l’apparente vittoria del male si dissipa davanti alla tomba vuota e di fronte alla certezza della risurrezione».

Scuotendo le coscienze delle decine di migliaia di fedeli presenti sul colle Palatino e dei milioni di spettatori che hanno seguito, nella serata del 25 marzo, la via crucis del Venerdì santo attraverso la televisione, la radio o la rete, il Pontefice ha lentamente passato in rassegna le ferite profonde del mondo, a cominciare da quelle della Chiesa, passando per le atrocità dei fondamentalisti e del terrorismo, per arrivare a quell’«insaziabile cimitero» che sono divenuti il Mediterraneo e l’Egeo, immagini «della nostra coscienza insensibile e narcotizzata»: un vero e proprio grido di dolore sostenuto, però, dalla speranza della fede.

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18 giugno 2019

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