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Scorno d'Africa

· Mai arrivati a destinazione in Somalia aiuti per oltre duecento milioni di dollari ·

Quasi metà degli aiuti alimentari distribuiti dall’Onu in Somalia verrebbe dirottata da partner locali e impiegati corrotti o da miliziani di gruppi radicali islamici. L'accusa è contenuta in un rapporto fatto al Consiglio di sicurezza dal Monitoring Group, la struttura dell'Onu incaricata di verificare la situazione in Somalia. Il rapporto è stato prontamente contestato dai responsabili del Programma alimentare mondiale (Pam) dell'Onu, principale fornitore degli aiuti umanitari in Somalia, con un budget nel 2009 di 485 milioni di dollari.

Secondo il Monitoring Group, alimenti per un valore di almeno duecento milioni di dollari non sono però mai arrivati a destinazione. Circa «il 30 per cento degli aiuti vengono stornati dai partner locali del Pam e dal personale stesso dell’agenzia dell’Onu, il 10 per cento dai trasportatori e un altro 5-10 per cento dai gruppi armati che controllano la zona», si legge nel rapporto, secondo il quale ci sarebbe, inoltre, un cartello di distributori di cibo che non devono affrontare alcuna vera competizione per vincere i bandi del Pam.

Il Monitoring Group afferma che i contratti per il trasporto degli aiuti del Pam sono la maggiore fonte di introiti in Somalia e che «tre appaltatori da soli gestiscono l’80 per cento del business» pari nel 2009 a duecento milioni di dollari. «Esiste un cartello de facto — si legge nel rapporto — caratterizzato da procedure irregolari nell’assegnazione di contratti da parte dell’ufficio locale del Pam e da trattamenti preferenziali». Secondo il rapporto, «per dodici anni la consegna degli aiuti è stata gestita da tre individui e dalle loro famiglie che sono diventate le più ricche del Paese», gestiscono anche il traffico di armi e hanno legami con la guerriglia. Il principale compito del Monitoring Group è proprio controllare il traffico di armi, per denunciare eventuali violazioni dell’embargo.

Il Pam ha respinto le accuse, sostenendo che sono infondate le ricostruzioni di alcuni incidenti nella distribuzione di aiuti e nell’assegnazione dei contratti contenute nel rapporto del Monitoring Group. A fine febbraio il gruppo radicale islamico al Shabaab (gioventù, in arabo), che controlla vaste parti del Paese e guida l'insurrezione contro il Governo del presidente Sharif Ahmed, aveva dichiarato un embargo sull'azione del Pam in Somalia. Un mese prima l’agenzia dell'Onu aveva annunciato la sospensione delle sue attività nel sud della Somalia — dove al Shabaab controlla, tra l'altro, il porto di Chisimaio, cruciale per l'arrivo degli aiuti umanitari — proprio per le violenze subite da parte della guerriglia.

Nel frattempo, la capitale Mogadiscio è stata teatro anche ieri di violenti combattimenti tra le forze governative e le milizie degli insorti guidati da al Shabaab. Fonti locali riferiscono di almeno tre morti tra la popolazione civile. Un responsabile dei servizi di sicurezza ha riferito all'agenzia di stampa France Presse che i miliziani di al Shabaab hanno attaccato con l'artiglieria pesante postazioni dell'esercito nella parte settentrionale di Mogadiscio. Nei giorni scorsi, il presidente Sharif Ahmed aveva fatto agli insorti una nuova offerta di negoziati per dare finalmente una soluzione pacifica alla ventennale crisi somala, smentendo almeno all'apparenza le voci, che si susseguono da settimane, di un'imminente controffensiva congiunta delle forze governative e dei contingenti dell'Amisom, la missione dell'Unione africana in Somalia, per riprendere il controllo di Mogadiscio e di altre regioni del centro e del sud del Paese nelle mani degli insorti.

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