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Scontro totale

· ​Tra il Governo di Caracas e l’opposizione sul referendum contro Maduro ·

L’opposizione venezuelana è tornata ieri a manifestare nelle principali città del Paese per esigere che si tenga il referendum contro il presidente, Nicolás Maduro. I cortei si sono svolti in un clima di tensione, segnato dalla presenza di militanti pro governativi e unità antisommossa intorno alle sedi locali del Consiglio nazionale elettorale (Cne). 

Manifestazione dell’opposizione contro Maduro a Los Teques  nei pressi di Caracas (Reuters)

 Dopo la manifestazione della scorsa settimana, gli antichavisti hanno concentrato la protesta di piazza proprio contro il Cne, che accusano di ostacolare e ritardare la convocazione del referendum, in modo da evitare che si tenga o, almeno assicurarsi, che avvenga dopo il 10 gennaio prossimo. L’opposizione preme affinché il voto avvenga prima di questa data, perché solo in questo modo una vittoria del sì — data per scontata da sondaggi e analisti — porterebbe alla rimozione dell’intero Governo e alla convocazione di nuove elezioni nazionali. Così i gruppi a sostegno dell’Esecutivo di Maduro hanno occupato varie sedi del Cne — che per evitare rischi ha obbligato i dipendenti a non recarsi al lavoro — mentre la polizia e la Guardia nazionale hanno impedito che si avvicinassero i cortei. E mentre l’opposizione chiede a gran voce di poter votare quanto prima la destituzione di Maduro, lo scontro istituzionale fra il Parlamento — dove siede una maggioranza antichavista di due terzi — e il Tribunale supremo di giustizia (Tsj) è diventato ormai totale. Henry Ramos Allup, presidente del Parlamento, ha detto che questo organismo «non intende ubbidire a nessuna decisione del Tsj, né di nessun altro potere che violi la Costituzione», dopo che l’Alta corte ha annunciato che tutte le decisioni del Parlamento sono da considerare prive di ogni valore legale.

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19 maggio 2019

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