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Scontro aperto tra la procura generale
e il governo di Maduro

· Luisa Ortega Díaz chiede l’annullamento della costituente ·

È un paese sempre più allo stremo il Venezuela. Lo scontro politico e istituzionale sta ormai paralizzando ogni settore della società, mettendo in grave pericolo la popolazione civile. A questo si aggiungono gli scontri tra manifestanti dell’opposizione e forze dell’ordine. 

Uomini della guardia nazionale osservano un corteo antigovernativo nel centro di Caracas (Ap)

L’ultima vittima, l’altro ieri, un ragazzo adolescente di 17 anni. Si chiamava Neomar Lander e frequentava l’ultimo anno del liceo. In questa situazione, si allarga il fronte contrario alle decisioni del governo. Ieri c’è stata la forte presa di posizione del procuratore generale, Luisa Ortega Díaz, che ha chiesto oggi alla corte suprema di annullare la convocazione dell’assemblea costituente lanciata dal presidente Nicolás Maduro, definendola «illegale» e invitando tutti i cittadini a unirsi alla sua richiesta. Una presa di posizione significativa, che fa capire — sottolineano i commentatori — come ormai il fronte pro Maduro si stia sgretolando anche all’interno della magistratura. «Chiedo che siano annullate tutte le decisioni del Consiglio nazionale elettorale riguardo i regolamenti, le candidature e gli atti amministrativi della costituente» ha detto Ortega Díaz alla stampa davanti alla sede del Tribunale supremo di giustizia (Tsg), dove ha presentato la sua richiesta formale presso la sala elettorale dell’alta corte. Secondo il procuratore, la riforma costituzionale proposta da Maduro «distrugge quello che abbiamo ereditato da Chávez» perché «in una costituente deve partecipare il popolo, non può agire alle sue spalle». Una settimana fa, Ortega Díaz aveva presentato un altro ricorso presso la sala costituzionale del Tsg, perché il tribunale chiarisse il contenuto della sentenza in cui aveva dichiarato che la costituente poteva essere convocata senza un referendum popolare. Tuttavia, la sua richiesta è stata dichiarata inammissibile dall’alta corte.

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18 ottobre 2019

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