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Scontro aperto

· ​In Venezuela la Corte suprema approva i poteri speciali a Maduro e l’opposizione evoca l’intervento dei militari ·

Si acuisce lo scontro politico in un Paese piegato da una grave crisi economica

La possibilità di un sollevamento dei militari è nell’aria. Le forze armate sono lì per proteggere la Costituzione e dunque devono scegliere: o con la legge o con Maduro». 

Proteste antichaviste a Caracas (Reuters)

Le parole di Henrique Capriles, leader dell’opposizione antichavista in Venezuela, rendono bene il clima di tensione e attesa che in queste ore attraversa il Paese sudamericano. Ieri il Tribunale Supremo ha approvato il decreto che conferisce al presidente Nicolás Maduro i poteri speciali in forza dello stato di emergenza. Il Parlamento venezuelano, controllato dall’opposizione, aveva invece respinto il decreto. «Se Maduro ignora questa decisione e pretende di legiferare al posto del Parlamento — ha dichiarato Capriles in un’intervista alla Bbc — allora il suo Governo si pone al di fuori della Costituzione». Da mesi ormai il Venezuela, già alle prese con una drammatica crisi economica, deve fronteggiare uno scontro istituzionale senza precedenti. Come detto, per il Tribunale Supremo è costituzionale lo stato di emergenza proclamato da Maduro una settimana fa, e dunque i poteri speciali. Il Tribunale ha infatti evocato «minacce esterne ed interne che puntano a destabilizzare l’economia e l’ordine sociale nel Paese». Una decisione che non ha sorpreso nessuno: dalle politiche dello scorso dicembre l’opposizione controlla il Parlamento di Caracas e la Corte boccia quasi ogni decisione adottata dal potere legislativo. Nelle strade il clima è rovente: l’opposizione continua a organizzare marce di protesta contro la politica di Maduro. Alle radici della crisi venezuelana, tuttavia, non c’è solo lo scontro politico. C’è anche, e forse soprattutto, una crisi economica devastante. 

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10 dicembre 2019

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