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Scontro all’Onu
sulle sanzioni ad Assad

· ​Mosca pone il veto al Consiglio di sicurezza ·

Un uomo in fuga durante un bombardamento nei pressi  di Damasco (Reuters)

A dispetto delle buone intenzioni espresse dal presidente Donald Trump, sulle necessità di un rasserenamento dei rapporti tra Stati Uniti e Russia, in seno al consiglio di sicurezza dell’Onu è andato in scena il primo scontro tra la nuova amministrazione americana e Mosca sul dossier siriano. Il Cremlino, insieme alla Cina, ha posto il veto su una bozza di risoluzione che prevedeva sanzioni al governo di Assad per gli attacchi chimici lanciati nel 2014 e nel 2015 su villaggi sotto il controllo dei ribelli. La bozza era stata messa a punto da Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti, e ha ottenuto nove voti a favore, tra i quali — riferisce un tweet della missione diplomatica di Roma all’Onu — quello dell’Italia. A esprimersi contro, oltre alla Russia e alla Cina, è stata anche la Bolivia. Kazakhstan, Etiopia e Egitto si sono astenuti. Il veto di Mosca era prevedibile. «Penso che adesso le sanzioni contro la leadership siriana siano del tutto inopportune», aveva affermato Vladimir Putin nel corso di una conferenza stampa tenuta nel Kyrgyzstan, dove è in visita. A suo dire, ulteriori misure restrittive «non aiuterebbero i negoziati e minerebbero la fiducia nel processo negoziale». Diversa è l’opinione di Washington, che per l’occasione ha ripescato i toni utilizzati dall’amministrazione Obama sul conflitto siriano e sulle responsabilità di Damasco: «Per quanto tempo ancora la Russia farà da babysitter al regime siriano? Vi sono persone rimaste asfissiate fino a morire. Una cosa barbara», aveva detto l’ambasciatore all’Onu, Nikki Haley, esprimendo una posizione ben accolta da Londra e Parigi, prime a partorire la bozza. Nello scenario iracheno, intanto, migliaia di persone sono in fuga dai combattimenti a Mosul ovest. Altre invece sono tornate nelle loro case nei quartieri già riconquistati dalle truppe governative, anche se ancora devono fare i conti con i bombardamenti a colpi di mortaio dell’Is.

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