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Scontro all’Onu sulla Siria

· Mosca difende Assad dalle accuse per la strage di Khan Sheikhun ·

Scontro al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. A poco meno di 48 ore dal terribile raid a Khan Sheikhun, che ha causato 72 morti, Mosca continua a difendere il governo di Assad e ha minacciato di porre il veto su una risoluzione di condanna presentata da Stati Uniti, Francia e Regno Unito. Pronta la replica di Washington, che si è detta intenzionata a compiere azioni unilaterali per fermare il massacro.

L’Alto rappresentante dell’Onu per il disarmo, Kim Won-soo, ha definito la strage di Khan Sheikhun, dove si sospetta l’uso di armi chimiche, «il peggiore attacco in Siria dal 2013. L’Onu si aspetta piena cooperazione da parte degli Stati membri per identificare i responsabili». Il bilancio delle vittime di Khan Sheikhun potrebbe salire fino a 107, stando a fonti ospedaliere e considerando che molte persone sono ancora disperse.

La bozza di risoluzione presentata da Stati Uniti, Francia e Regno Unito, che accusa Damasco di crimini di guerra, non è stata votata. Il Consiglio è paralizzato dal più che probabile veto di Mosca, che ha definito «provocatorie» le accuse e «inaccettabile» il documento. Secondo i russi, «gli Stati Uniti hanno presentato una risoluzione al Consiglio di sicurezza dell’Onu basandosi su rapporti falsi». La versione di Mosca è che l’attacco aereo siriano ha in realtà centrato un deposito di armi chimiche in uso ai ribelli anti-Assad. Ricostruzione apertamente contestata dagli americani.

Durante la riunione del Consiglio, il viceambasciatore russo Vladimir Safronkov ha negato «il particolare bisogno di una risoluzione» sul raid a Khan Sheikhun perché Mosca «ha condannato l’uso di armi chimiche in ogni circostanza e affermato che gli autori devono essere ritenuti responsabili, ma la campagna anti-Damasco deve essere fermata». Per Safronkov «è stata la cosiddetta linea rossa sull’uso delle armi chimiche tracciata dall’amministrazione Obama, oltrepassata la quale era stato minacciato un intervento militare americano, a dare a terroristi ed estremisti un motivo valido per usare queste armi come provocazione, per attirare l’intervento militare straniero».

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25 maggio 2019

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