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​Scontri in tutto il Venezuela

· Ventisei morti e centinaia di feriti mentre la comunità internazionale si spacca sul sostegno a Maduro e a Guaidó ·

Sono almeno 26 le persone morte e poco meno di 300 quelle ferite in Venezuela. Lo riferiscono diverse organizzazioni non governative precisando che i disordini si sono susseguiti per tutta la giornata di ieri nelle strade di Caracas e nel resto del paese. La tensione è forte tra i sostenitori di Nicolás Maduro, rieletto presidente in consultazioni delle quali la gran parte della comunità internazionale non riconosce la legittimità, e di Juan Guaidó, che ha giurato come capo dello stato ad interim durante una manifestazione a Caracas invocando l’articolo 233 della Costituzione. 

Disordini a Caracas (Reuters)

Pur condannando come un «colpo di stato» l’iniziativa di Guaidó, Maduro si è detto pronto ad accettare la proposta arrivata da Messico e Uruguay che intendono avviare una trattativa credibile che porti a una soluzione pacifica e democratica. Al tempo stesso Maduro ha intimato ai diplomatici statunitensi di lasciare il paese. Il dipartimento di stato Usa, anche se non riconosce il diritto di un presidente ritenuto illegittimo di dichiarare persone non grate i funzionari inviati da Washington, ha ordinato al personale diplomatico «non essenziale» di tornare in patria e ha consigliato a cittadini degli Stati Uniti che vivono nel paese di «considerare fortemente» la possibilità di lasciare il Venezuela. 

Da parte sua Guaidó ha ribadito la richiesta di rimanere a tutto il personale diplomatico presente nel paese e ha affermato di essere disposto a concedere un’amnistia «a quanti siano disposti a mettersi dalla parte della Costituzione per recuperare l’ordine istituzionale», compreso lo stesso Maduro. Nella prima intervista rilasciata dopo il giuramento, Guaidó ha rilevato che «sono già avvenute cose di questo tipo nei periodi di transizione», sottolineando che a suo giudizio la situazione dovrebbe evolvere seguendo tre fasi: «fine dell’usurpazione», cioè della presidenza Maduro, transizione democratica e voto, il tutto accompagnato da un’attenzione immediata all’emergenza umanitaria nel paese. «La nostra sfida — ha sottolineato — è assicurare elezioni libere e vogliamo che ci siano al più presto possibile».

Il direttore ad interim della Sala stampa della Santa Sede, Alessandro Gisotti, ha sottolineato che «il Santo Padre, raggiunto a Panamá dalle notizie provenienti dal Venezuela, segue da vicino l’evolversi della situazione e prega per le vittime e per tutti i venezuelani». «La Santa Sede — ha continuato — appoggia tutti gli sforzi che permettano di risparmiare ulteriore sofferenza alla popolazione».

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16 settembre 2019

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