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Scontri tra milizie a Tripoli

· Dura condanna di Al Sarraj ·

Miliziani libici

Mentre le milizie libiche sono tornate a combattersi ieri a Tripoli, causando almeno cinque morti e 33 feriti, è stato raggiunto nella serata un accordo preliminare per porre fine agli scontri. Lo riferisce oggi un tweet dell’emittente libica Al Ahrar citando «il presidente del consiglio di riconciliazione in Libia, Mohamed El Mobasher». «Ieri siamo giunti ad un accordo preliminare su un cessate il fuoco e oggi metteremo a punto la conclusione di tale intesa per mettere fine al problema in corso», ha dichiarato Mobasher. Il riferimento, implicito, è stato ai combattimenti di ieri mattina, che hanno visto protagonista la “Settima brigata”, una milizia poco nota basata a Tarhuna, una città a una novantina di chilometri a sud-est di Tripoli. Secondo la ricostruzione del sito Libya Observer, a contrastarla è stata una coalizione di milizie al momento fedeli al premier Fayez Al Sarraj: le Brigate rivoluzionarie di Tripoli, la Katiba 301 di Misurata, la Bab Tajoura, la Ghanewa e la Nawasi.

Immediato il commento di Al Sarraj. In un comunicato ufficiale, il leader libico ha detto di aver dato ordine ai comandanti della regione di Tripoli di affrontare le milizie protagoniste degli scontri. «Non c’è più spazio per il caos», ha ammonito Al Sarraj, sottolineando che «chiunque sia coinvolto in questo infido attacco nella capitale sarà considerato fuorilegge e punito sulla base delle norme internazionali». Nel comunicato, il consiglio presidenziale «denuncia vigorosamente gli attacchi armati portati contro la capitale Tripoli da gruppi e formazioni fuorilegge che hanno terrorizzato gli abitanti» della città. «Questi attacchi», si afferma fra l’altro nella nota senza parlare di elezioni, «hanno come scopo quello di far fallire gli sforzi profusi a livello regionale e internazionale per instaurare la pace e la sicurezza in Libia».

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26 agosto 2019

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