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Scontri tra esercito e miliziani di Al Qaeda nel sud dello Yemen

· Tensione a San’a dove si fronteggiano migliaia di sostenitori e di oppositori del presidente Saleh ·

Mentre cresce la tensione a San’a, dove da ieri migliaia di persone — a favore e contro il presidente Ali Abdullah Saleh — si fronteggiano in piazza, non meno di 25 persone sono morte nel corso di vari combattimenti nel sud dello Yemen. Undici persone, tra cui due ufficiali e due soldati semplici, sono rimasti uccisi in scontri tra l’esercito e presunti membri di Al Qaeda. Lo riferiscono fonti locali e militari. «Membri di Al Qaeda di stanza a Dofas e muniti di armi automatiche hanno attaccato ieri un un’unità dell’esercito, uccidendo due colonnelli, quattro soldati e ferendone altri nove», ha detto un rappresentante dell’esercito nel villaggio. Un funzionario locale di Dofas, 15 chilometri a sud di Zinjibar, capitale della provincia di Abyan, ha dichiarato che cinque membri di Al Qaeda erano stato ucciso e quattro feriti in uno scontro armato. All’est di Zinjibar vi è stata un’altra battaglia tra membri di una tribù del villaggio costiero di Shaqra con elementi di Al Qaeda, ha annunciato all’agenzia Afp, Abdallah Nasser El Jadani, un alto responsabile della sicurezza della regione, precisando che 12 membri della tribù sono stati uccisi e altri venti feriti. Una fonte medica dell’ospedale di Jaar, controllata dagli estremisti islamici, ha dichiarato che nei combattimenti sono morti due miliziani e altri 14 sono rimasti feriti.

Intanto, migliaia di oppositori yemeniti sono scesi in piazza oggi e hanno bloccato le strade della capitale San’a con veicoli blindati, confrontandosi con i sostenitori del presidente Ali Abdullah Saleh, al potere da 33 anni. Il generale Ali Mohsen, comandante militare passato in marzo nelle file dell’opposizione, ha messo in campo un gran numero di truppe e mezzi corazzati, molto maggiore di quanto accade di solito il venerdì, giorno di preghiera. Ma, nonostante la tensione, finora non ci sono stati scontri. «Saremo fermi e preserveremo il carattere pacifico della nostra rivoluzione fino alla caduta del regime», ha detto un esponente dell’opposizione.

Anche ieri è stato un nuovo venerdì di protesta a San’a, dove migliaia di manifestanti sono scesi in piazza per chiedere le dimissioni del presidente yemenita Saleh, ancora ricoverato in un ospedale di Riad, in Arabia Saudita, in seguito a un attentato contro il palazzo presidenziale avvenuto a giugno. Nella capitale si è svolta anche una manifestazione di sostenitori del presidente.

A proposito della crisi politica che da mesi sta rendendo incerto il futuro del Paese, giunge una dichiarazione che certamente non favorisce una svolta democratica e pacifica. Il leader dei terroristi di Al Qaeda nello Yemen, Nasser Al Wahishi, in un messaggio audio rivolto al nuovo leader di Al Qaeda, l’egiziano Ayman Al Zawahiri, ha affermato: «I nostri militanti sono nelle piazze al fianco dei giovani che manifestano per chiedere la fine del regime yemenita». Nella registrazione, della durata di 10 minuti, il leader di Al Qaeda nello Yemen giura fedeltà al successore di Osama Bin Laden e — nel criticare i partiti di opposizione yemenita che chiedono le dimissioni di Saleh — sottolinea che «l’obiettivo dei nostri uomini resta quello di imporre la sharia nel Paese».

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