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Scontri armati in Sud Sudan

· Ancora minacce sul cammino dell’indipendenza ·

La minaccia degli scontri armati incombe ancora sul Sud Sudan, che si accinge a proclamare formalmente il prossimo 9 luglio l’indipendenza da Khartoum decisa nel referendum dello scorso gennaio. Almeno venti soldati dell’esercito del Sud Sudan sono stati uccisi in combattimenti contro milizie ribelli nella regione di Unity ingaggiati martedì, ma dei quali si è avuta notizia solo oggi.

Secondo quanto riferito dal portavoce militare Philip Aguer all’agenzia di stampa France Presse, i miliziani ribelli avrebbero attaccato e dato alle fiamme un villaggio della zona di Boang, dove era di stanza una compagnia di cento uomini delle forze governative, formate in massima parte dagli ex guerriglieri dell’Esercito di liberazione del popolo sudanese (Spla), oggi trasformato in Movimento per la liberazione del popolo sudanese (Splm) e al Governo di quello che il 9 luglio diventerà formalmente il 54° Stato africano.

Secondo Aguer, i combattimenti sono stati scatenati da uomini fedeli a Peter Gadet, capo di milizie appartenenti all’etnia araba dei misseriya. Gadet, un ex ufficiale proprio dell’Spla, è diventato ora un oppositore del Governo di Juba. Aguer ha aggiunto che rinforzi militari inviati sul posto hanno dato la caccia agli assalitori, uccidendone 62.

La formazione guidata da Gadet, da parte sua, ha riferito attraverso un portavoce, Bol Gatkouth, di aver ucciso decine di uomini e di aver sequestrato diversi lanciarazzi, mortai e artiglieria pesante, negando al tempo stesso di aver subito perdite.

Gatkouth ha anche accusato il governatore di Unity, Taban Deng Gai, di violazioni dei diritti umani in rappresaglia per la decisione di Gadet di uscire dall’Spla.

Secondo fonti dell’Splm, Gadet sarebbe appoggiato dal Governo di Khartoum: per questo sarebbe stata disposta l’espulsione, fino a nuovo ordine, dei lavoratori nordsudanesi impiegati nel settore petrolifero di Unity.

L’appuntamento del 9 luglio costituisce il punto di approdo di un lungo cammino, avviato con la firma, il 9 gennaio 2005, dell’accordo di pace che pose fine all’ultraventennale conflitto tra nord e sud del Sudan, uno dei più annosi e sanguinosi nella storia del continente africano.

Ma a questo appuntamento il Sud Sudan si avvicina con tutta una serie di gravi questioni irrisolte, compresa quella dell’attribuzione e dello statuto della regione petrolifera dell’Abyei, tuttora contesa tra i Governi di Khartoum e di Juba.

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