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Sconfinate
per comprare cibo

· Donne protagoniste delle tensioni in Venezuela ·

Donne protagoniste di momenti di tensione in Venezuela al confine con la Colombia. È solo l’ultimo episodio tra tanti che segnano una situazione sempre più delicata nel Paese dell’America Latina, tanto che i membri del Mercosur (il mercato comune regionale), di cui proprio Caracas sta per assumere la presidenza, si chiamano a raccolta.

Cinquecento donne hanno forzato ieri il confine nordorientale con la Colombia, al valico che collega lo Stato venezuelano di Táchira alla provincia colombiana di Norte de Santander. Lo hanno fatto con l’obiettivo di acquistare cibo e altri generi di prima necessità, per poi fare rientro nel proprio Paese affrontando il rischio di confische da parte della polizia. È solo un altro segnale della crescente e diffusa crisi economica nella quale versa il Venezuela. Una crisi scoppiata principalmente a causa del graduale abbassamento del prezzo del petrolio, di cui il Paese è grande esportatore. Nelle città venezuelane i negozi sono ormai sprovvisti di generi alimentari e gli ospedali risultano a corto dei medicinali essenziali. I prodotti di prima necessità vengono razionati e molti bambini consumano un solo pasto al giorno. Già il 13 maggio 2016 il presidente Nicolás Maduro aveva dichiarato lo stato d’emergenza, per far fronte a quella che aveva definito «l’aggressione esterna contro il Paese», e aveva stabilito che solo l’esercito e la polizia potevano distribuire e vendere cibo. In seguito alla siccità determinata dal fenomeno climatico denominato El Niño, è rimasta priva di acqua la diga della centrale idroelettrica di Guri, che fornisce il 70 per cento dell’energia al Paese. Per economizzare, da aprile il Governo ha tagliato la corrente per alcune ore al giorno, portando sull’orlo del fallimento numerose imprese.

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18 luglio 2018

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