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Per sconfiggere
la paura

· Papa Francesco in Kenya ·

Dopo un viaggio di oltre cinquemila chilometri, sorvolando quel Mar Mediterraneo solcato nel senso inverso da migliaia di persone disperate e in cerca di futuro, il Papa è in Africa.

La visita tanto desiderata e voluta con tutte le forze, è cominciata mercoledì 25 novembre. Ora il continente, di solito periferia sfruttata nelle sue risorse, è il centro di un mondo che, tramortito e spaventato dalle violenze e dall’odio, aspetta un messaggio di speranza. L’escalation di terrore e paura innescata dai fondamentalisti dell’Isis lo scorso 13 novembre a Parigi e sostenuta il venerdì successivo dall’attacco terroristico in un hotel di Bamako nel Mali, è solo la più recente ed evidente espressione di quella “guerra mondiale a pezzi” più volte denunciata dal Pontefice. E in tale contesto assume un valore altamente simbolico già la prima tappa del viaggio, il Kenya, dove ancora è vivo il ricordo della terribile strage consumatasi pochi mesi fa all’università di Garissa. Era il 2 aprile, e centocinquanta giovani vennero uccisi per mano del gruppo islamista di Al Shabaab. Tutti oggi aspettano dal Pontefice una parola di conforto e di sostegno. Il motto della visita è, non a caso, «Siate forti nella fede, non abbiate paura».

L’undicesimo viaggio internazionale di Francesco tocca uno dei continenti storicamente più dilaniati dal cinismo di quanti, ha ricordato pochi giorni fa egli stesso, dicono di non volere la guerra e invece la alimentano con il criminale commercio delle armi. Come nella Repubblica Centrafricana, meta finale dell’itinerario pontificio, dove una sanguinosa guerra civile ha ormai, dopo tre anni, portato allo stremo la popolazione. E il Papa giunge per la prima volta in questo continente proprio per essere messaggero di pace, di dialogo, di riconciliazione; per rivolgersi ai poveri, ai sofferenti, agli emarginati che in questa fetta di terra, tanto meravigliosa quanto martoriata, hanno la loro casa.

dal nostro inviato Maurizio Fontana

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26 maggio 2019

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