Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

​Sconfiggere la fame
per tutelare l’ambiente
e combattere
le migrazioni forzate

· Conclusi in Senegal i lavori delle Caritas del Gruppo Sahel ·

Risposta alle ricorrenti crisi ambientali, sicurezza alimentare, mobilità umana: sono stati i tre temi al centro dei lavori del XIII incontro del Gruppo Sahel, nato all’interno della confederazione delle Caritas del mondo (Caritas Internationalis) che raggruppa una ventina di organismi nazionali tra Caritas africane della regione, partner europei (tra cui Caritas italiana) e una rappresentanza di organizzazioni statunitensi. Il gruppo si è riunito a Le Saly, in Senegal, per discutere ed elaborare strategie condivise e replicare così alle complesse sfide della regione.

Una delle possibili risposte al cambiamento climatico è l’agro-ecologia. In particolare a Le Saly sono state discusse le principali azioni di rafforzamento delle capacità delle comunità locali di fronte alla crescente sfida climatica che porta a precipitazioni sempre più irregolari su territori dove già in passato le attività agricole e di pastorizia dovevano fare i conti con ecosistemi fragili. Oggi — afferma Caritas italiana in un comunicato — «garantire la sicurezza alimentare in queste regioni significa mettere al centro pratiche che siano compatibili con le condizioni ambientali in mutamento». Inoltre il Gruppo Sahel ha approfondito soluzioni che possano essere messe in atto in tutta la fascia africana (che va da Gambia, Senegal e Mauritania fino all’Eritrea) a partire dai bisogni che accomunano le rispettive realtà locali.
Tra gli altri argomenti trattati, anche quello delle migrazioni: questi paesi vivono in prima battuta la sfida della mobilità essendo nazioni di partenza, di transito e in alcuni casi (come quello del Senegal) di arrivo di migranti. Una mobilità, precisa la Caritas, «intra-regionale tradizionale garantita anche da accordi di libera circolazione tra i paesi dell’area sempre più criminalizzata e violentata da politiche restrittive e di esternalizzazione delle frontiere dettate dall’Europa e dal traffico di esseri umani». Da qui lo studio di strategie che vadano al di là dell’attuale visione centrata sul controllo delle frontiere, ridelineandola come un’opportunità di sviluppo per le comunità locali.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

21 agosto 2019

NOTIZIE CORRELATE