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Schiavi a Lima

· Incendio in un centro commerciale rivela una vasta rete di sfruttamento illegale del lavoro ·

La morte di quattro persone in un incendio divampato alcuni giorni fa in un centro commerciale di Lima, la capitale peruviana, ha rivelato l’esistenza di una vasta rete di sfruttamento illegale del lavoro che lo stesso presidente, Pedro Pablo Kuczynski, ha definito «equivalente alla schiavitù» e che è stata denunciata dall’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo).

I soccorsi durante l’incendio della Galleria Nicolini (Ap)

Più di 300 pompieri hanno dovuto combattere per vari giorni le fiamme, scoppiate lo scorso 22 giugno nella Galleria Nicolini, un centro commerciale con circa 150 negozi. Ma la vera tragedia è arrivata quando le fiamme hanno raggiunto il tetto della struttura. Una volta distrutto il tetto, sono stati scoperti vari container dove decine di giovani lavoravano per un dollaro l’ora in condizioni disumane, chiusi a chiave dalle 8 del mattino alle 16, con solo mezz’ora per mangiare e andare in bagno. Quattro di loro sono morti nell’incendio e altri 16 sono rimasti feriti. Immediate le reazioni della politica, che ha condannato senza mezzi termini questa situazione. «Questo non è solo lavoro precario, sono lavori forzati: non solo non hanno i requisiti legali, ma mettono a rischio la vita di chi li svolge» ha detto il ministro del lavoro peruviano, Alfonso Grado. Non è la prima volta che si sente parlare di drammatiche condizioni di vita dei lavoratori in Perú. Di recente diverse ong hanno denunciato che nell’Áncash — regione centrale con un milione di abitanti — «ci sono 332.050 minori impegnati in diverse attività lavorative che in molti casi non sono neppure retribuiti adeguatamente». 

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