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Schiaffo sul presente

· Leggere oggi Jacopone da Todi ·

Jacopone da Todi è stato da tempo proclamato beato e proposto alla venerazione del popolo cristiano. Ma la ricorrenza è tale da eclissarne inevitabilmente la memoria: il 25 dicembre. 

Paolo Uccello«Jacopone da Todi» (1436)

Fu infatti nella notte di Natale del 1306 che Jacopone chiuse la sua tribolata vicenda terrena, in una cella del convento francescano di Collazzone. Erano trascorsi tre anni da quando Benedetto xi, appena subentrato a Bonifacio viii, con un’apposita bolla (datata 23 dicembre 1303) gli aveva per così dire offerto un dono natalizio ormai insperato: la revoca della scomunica inflittagli dal precedente pontefice e la liberazione dal carcere del convento di San Fortunato in Todi. «Da un Natale a un altro Natale. Casuale coincidenza o indizio di luminosa misericordia?» si chiede Pasquale Maffeo, saggista, poeta, narratore e drammaturgo di feconda militanza culturale all’insegna della testimonianza cristiana, suggellando una sua agile rivisitazione della vita e dell’opera di quel «frate rovente, poeta mordente» (così definito nel sottotitolo di Jacopone da Todi, Milano, Àncora, 2014, pagine 96, euro 13,50).

La chiave del fascino ancora oggi sprigionato dal suo linguaggio dirompente, da quell’impasto di dialetto umbro, latinismi ecclesiastici e invenzioni lessicali, è stata lucidamente identificata da Giulio Ferroni (Profilo storico della letteratura italiana, vol. i, Einaudi, 1992, p. 71): «La poesia di Jacopone vuole definire la natura dell’amore divino, che è gioia e tormento, pace totale e guerra interminabile. Esso è suprema “esmesuranza”, negazione di ogni limite, immensità che annulla ogni realtà, ogni consistenza del mondo e della persona che ne è posseduta».

di Marco Beck

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