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Schengen verso la chiusura

· Gli esiti del vertice informale tra i ministri dell’Interno dell’Ue ad Amsterdam ·

«Schengen è sull’orlo del tracollo». Le parole dell’austriaca Johanna Mickl-Leitner rendono bene il senso del vertice informale tra i ministri dell’Interno Ue iniziato ieri ad Amsterdam.

Profughi al confine serbo (Ap)

E oggi il capo della diplomazia polacca, Mariusz Blaszczak, ha annunciato che porrà il veto a qualsiasi nuovo piano che obblighi gli Stati Ue ad accettare quote di migranti. Se l’obiettivo dei colloqui era quello di concordare una linea politica comune sulla gestione dell’emergenza immigrazione, il risultato è stato esattamente il contrario. Ieri i ministri hanno proposto alla Commissione Ue di attuare la procedura di emergenza prevista dall’accordo di Schengen (articolo 26, introdotto nel 2013) per consentire agli Stati membri che hanno già reintrodotto i controlli alle frontiere (Germania, Austria, Danimarca, Svezia, Francia e Norvegia) di mantenerli fino a due anni. La misura scardina di fatto il progetto di Schengen: il rischio è ora quello di un’escalation che porti a ulteriori misure restrittive, nonostante le assicurazioni del commissario Ue per l’Immigrazione, Dimitris Avramopoulos, secondo cui «c’è piena intesa fra tutti sull’esigenza di salvare Schengen». Sulla carta, tuttavia, la situazione è critica: il sistema di ricollocamenti — già deciso in seno all’Unione europea — non è mai partito del tutto, i meccanismi di registrazione e di controllo sono ancora lenti.

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