Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Scetticismo cinese

· Pechino giudica insufficiente l’intesa sul debito e chiede agli Stati Uniti impegni concreti ·

I mercati internazionali risentono del clima d’incertezza dopo l’ennesimo crollo delle Borse

«Un annuncio a effetto più che un accordo di sostanza». Pechino liquida così l’intesa americana sul debito, passata alla Camera e in attesa del voto al Senato. Una bocciatura che senza mezzi termini sintetizza il clima che si respira nei mercati internazionali: la sfiducia. Il crollo delle Borse, ieri, dimostra che il tempo delle parole è finito e che gli investitori vogliono impegni precisi, fatti concreti.

Il lunedì nero delle Borse non ha risparmiato nessuno. L’Europa ha registrato pesanti cali, euro sotto pressione e banche in forte ribasso. Il super-indice delle piazze continentali, lo StoXX Europe 50, è rapidamente scivolato ai minimi di otto mesi, con un calo in chiusura dell’2,88 per cento. Londra cede solo lo 0,70 per cento, ma Francoforte mette a segno un meno 2,86, Parigi un meno 2,31, Stoccolma un meno 2,50, Madrid un meno 3,24. Ed è Milano la peggiore fra le piazze europee con il suo meno 3,87 per cento, minimo dall’aprile 2009 dopo perdite superiori al quattro per cento e numerose sospensioni per eccesso di ribasso toccate nuovamente a banche e assicurazioni. Relativamente stabili su livelli elevati gli spread di Grecia, Portogallo e Irlanda, sono invece Italia e Spagna a guidare il balzo con nuovi record: i Btp italiani hanno toccato i 355 punti di premio di rischio. Wall Street ha chiuso in lieve flessione con l’indice Dow Jones che ha registrato un calo dello 0,09 per cento, mentre il Nasdaq ha archiviato la seduta con un meno 0,43.

Anche oggi la situazione resta estremamente incerta. Il differenziale tra Btp italiani e Bund tedeschi è salito nuovamente, toccando il picco di 385 punti.

L’accordo statunitense, dunque, non convince gli investitori. I timori si concentrano adesso su quello che faranno le agenzie di rating: le cifre stabilite dall’accordo sono di molto inferiori ai 4.000 miliardi di dollari identificati da Standard&Poor’s per il mantenimento del rating Aaa. «L’accordo è positivo per l’economia, evita altri danni» afferma il segretario al Tesoro, Timothy Geithner. Il presidente della Fed, Ben Bernanke, ha convocato una riunione del board per discutere di «politiche fiscali e di bilancio». Secondo gli osservatori, la Fed dovrà aiutare ancora l’economia. Il presidente Obama ha rassicurato: «I tagli saranno graduali, non peseranno e ci consentiranno di continuare a effettuare investimenti in settori che creano occupazione».

Secondo il «New York Times», agli occhi del mondo «i danni alla reputazione degli Stati Uniti sono già stati fatti» anche se l’accordo è stato raggiunto. Critici anche gli esperti: il premio Nobel dell’Economia, Paul Krugman, ha definito il piano «un disastro» per l’economia americana.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

18 ottobre 2019

NOTIZIE CORRELATE