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Scende in campo l’esercito

· Mubarak rifiuta di dimettersi, ma trasferisce parte dei poteri al vicepresidente Suleiman ·

In Egitto la folla contesta le forze armate che chiedono la fine delle proteste

In Egitto, dopo gli ultimi avvenimenti, sembra evidente che l’immediato futuro sarà determinato anche dalla posizione dell’esercito nello scontro tra le piazze dei manifestanti e il presidente Hosni Mubarak. Questi ha ribadito ieri sera, in un discorso televisivo, che intende restare al suo posto fino al termine del mandato, in settembre, ma ha detto di aver trasferito alcuni poteri al vicepresidente Omar Suleiman, impegnato a trattare la transizione con l’opposizione. Secondo quanto riferito nel primo pomeriggio di oggi dall’emittente satellitare Al Arabya, Mubarak avrebbe poi lasciato Il Cairo insieme con la sua famiglia. L’emittente ha comunque corretto un suo precedente comunicato, specificando che il presidente egiziano ha lasciato la capitale, ma non il Paese.

Nel frattempo, il Consiglio supremo di difesa, del quale ha assunto la presidenza — finora sempre tenuta da Mubarak — il ministro della Difesa e vice premier, Mohammed Hussein Tantawi, aveva diffuso stamani un comunicato nel quale si afferma che l’esercito garantirà «il pacifico passaggio dei poteri», si invita la cittadinanza a tornare a una vita normale e si annuncia che «una volta finiti i disordini», lo stato di emergenza sarà revocato e si terranno elezioni libere e indipendenti. Il comunicato fa seguito a quello di ieri sera che, «a sostegno delle legittime richieste del popolo», prometteva provvedimenti per proteggere la Nazione.

Tra i commentatori non c’è unanimità di valutazione sui due comunicati e sulla loro coerenza, ma la folla dei manifestanti non ha nascosto la propria ira per quello che giudica un appoggio dell’esercito alla linea voluta da Mubarak e gestita da Suleiman. Mentre in televisione veniva letto il testo del comunicato, altrettanto faceva un colonnello dell’esercito davanti al palazzo presidenziale. Le sue parole sono state accolte da un boato di sdegno e disillusione dei manifestanti, che avevano invocato l'intervento dei militari per rovesciare Mubarak. Verso lo stesso palazzo presidenziale si è mossa una folla imponente, mentre da Suez vengono segnalate occupazioni di edifici governativi e anche ad Alessandria d’Egitto sono in piazza centinaia di migliaia di persone.

Il discorso di Mubarak è stato accolto con disappunto, oltre che dai dimostranti egiziani, da gran parte della diplomazia internazionale. L’alto responsabile per la politica estera e di sicurezza dell’Unione europea, Catherine Ashton, ha lamentato che Mubarak non ha «aperto la strada per le riforme» e ha aggiunto che «il cambiamento deve arrivare adesso». Da parte sua, il cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha detto che quanto prospettato da Mubarak è insufficiente.

Sulla vicenda egiziana è di nuovo intervenuto anche il presidente statunitense Barack Obama, parlando agli studenti di un’università del Michigan di «una nuova generazione, come la vostra, che chiede di essere ascoltata». Obama ha detto che in Egitto «si sta schiudendo la storia», facendo però attenzione a non dare l’impressione di ingerenze. Obama ha specificato che gli Stati Uniti sono solo testimoni di quanto sta avvenendo, ma testimoni partecipi, perché i manifestanti egiziani altro non chiedono se non libertà e democrazia, i valori fondanti di ogni azione politica statunitense.

Dopo il discorso di Mubarak, il Segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha lanciato un rinnovato l’appello per una «transizione trasparente, ordinata e pacifica» in grado di «soddisfare le legittime aspirazioni del popolo», al quale spetta «decidere il proprio futuro».

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