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Scenari per il futuro

· Ruolo della donna, crisi della famiglia, tecnoscienze ·

Dalle parole di Papa Francesco, dai suoi viaggi e dalle sue decisioni, negli ultimi tempi sono emersi con nettezza alcuni scenari sui quali si giocheranno importanti partite per il futuro della Chiesa.

In primo luogo, il viaggio in Corea, con l’interesse ribadito nei confronti dei Paesi «con i quali la Santa Sede non ha ancora una relazione piena», ha confermato ancora una volta il desiderio di Francesco di “uscire fuori” per andare a evangelizzare il mondo, soprattutto i popoli che ancora non conoscono il Vangelo.

In Corea, così come in molti altri Paesi di recente evangelizzazione — e questo vale soprattutto per quelli di tradizione culturale islamica — sono le donne le più recettive nei confronti del messaggio cristiano. Questo assicura loro una possibilità di emancipazione che non è contemplata nel contesto sociale di origine. Sono infatti le donne le prime e le più numerose convertite, e poi le più attive evangelizzatrici. Soprattutto sono loro che — come ha ripetuto Papa Francesco più volte — assicurano la trasmissione della fede alle nuove generazioni. Nei Paesi occidentali, dove il rapporto fra donne e Chiesa è molto più problematico, la secolarizzazione si radicalizza anche perché ai giovani manca una tradizione cristiana familiare.

Del resto, proprio la crisi della famiglia è stata segnalata come il problema più urgente da affrontare, come dimostra il nuovo cammino sinodale che sta per aprirsi proprio su questo tema. Ma come si può parlare di famiglia, e ancora di più di crisi della famiglia, senza coinvolgere le donne, senza sentire il loro punto di vista?

Le donne, infatti, sono sempre state considerate — e con ragione — l’anima e la radice della famiglia, e al tempo stesso, con la loro ribellione al ruolo tradizionale di madre-moglie-figlia, l’origine del suo disgregarsi. Donne, che oggi nella loro marcia verso l’autonomia vedono diminuire la possibilità di essere madri, e che nella loro ricerca di affermazione professionale rischiano di non trovare più quelle gratificazioni affettive che per secoli hanno significato la loro ragione di vita. Sono loro gran parte del problema, e non è possibile dunque affrontare e risolvere questa crisi senza ascoltarle.

Rimane poi sotteso — e sempre legato alla famiglia come luogo della procreazione — il drammatico confronto con le nuove scoperte tecnoscientifiche, che stanno cambiando addirittura il modo di concepire l’essere umano.

Ancora una volta, sono le donne, cioè l’identità femminile, a esserne investite in modo più forte e traumatico: se già oggi la figura materna può essere spezzata in tre figure — la donatrice di ovuli, la madre gestante e la madre “sociale” — in un futuro, purtroppo neppure troppo lontano, si prevede possibile il ricorso all’utero artificiale e alla fabbricazione di ovuli e spermatozoi dalle cellule staminali, cioè la possibilità di crearsi un figlio da soli. Quando anche gli uomini potranno “farsi” un figlio, cosa sarà della differenza sessuale? E chi ha più da perdere, in questa eventualità, è senza dubbio la donna.

È proprio per questo che Papa Francesco continua a chiedere, con la sua abituale franchezza, di dare alle donne il posto che loro spetta nella vita della Chiesa. Possiamo solo sperare che venga ascoltato.

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20 settembre 2019

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