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Scatta lo shutdown negli Stati Uniti

· ​Bloccata l’attività amministrativa federale ·

La sede del congresso a Capitol Hill (Reuters)

A un anno dal giorno del giuramento del presidente Donald Trump, negli Stati Uniti entra in vigore il blocco dell’attività amministrativa federale, il cosiddetto shutdown. Si partirà dal blocco dei servizi meno essenziali per mancanza di fondi.
La procedura è scattata in seguito al voto negativo del senato al provvedimento per finanziare il bilancio del governo. I repubblicani, che detengono la maggioranza con 51 seggi, non sono riusciti a ottenere voti dai democratici per raggiungere il minimo di 60 voti necessari all’approvazione. Il paese vive così il suo primo blocco dall’ottobre 2013, che è durato 16 giorni.
Dura la reazione della Casa Bianca. «Non negozieremo lo status di cittadini illegali mentre i democratici tengono i nostri cittadini ostaggio di richieste incoscienti. Questo è comportamento da ostruzionisti, non da legislatori», ha detto la portavoce Sarah Sanders. I democratici, da parte loro, si erano detti pronti ad approvare la versione della legge sul rifinanziamento, passata alla camera, solo se ci fosse stato un accordo sui cosiddetti dreamers, gli immigrati illegali entrati negli Stati Uniti quando erano minori e ai quali a settembre Trump ha tolto ogni garanzia.
Al momento, come accadde nel 2013, la pubblica amministrazione è ridotta ai servizi essenziali. Le strutture restano aperte, seppure con personale ridotto. Al Pentagono il personale militare rimane in servizio, sebbene il versamento degli stipendi potrebbe subire ritardi. Buona parte dei civili rischia però di restare a casa. I servizi di sicurezza nazionale rimangono operativi, compresi il controllo alle frontiere e la sicurezza aeroportuale.
Gli Istituti nazionali di sanità, invece, non potranno curare nuovi pazienti o effettuare test clinici. Non c’è nessuno che sta monitorando la qualità dell’aria e dell’acqua o garantendo il rispetto delle norme sull’inquinamento da idrocarburi.
Musei e parchi nazionali sono chiusi, compresa la statua della Libertà. Alla Nasa le operazioni che riguardano la stazione spaziale internazionale proseguiranno, ma alla maggior parte dei 18.000 dipendenti è stato ordinato di restare a casa. Il servizio postale resta invece attivo, godendo di fonti di finanziamento indipendenti, mentre gli uffici della sicurezza sociale sono chiusi anche se i programmi di assistenza restano attivi, sebbene non a pieno regime.

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