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Sarkozy e le radici cristiane della Francia

· Il presidente della Repubblica a Le Puy-en-Velay ·

«La cristianità ci ha lasciato una magnifica eredità di civiltà e di cultura: i presidenti di una Repubblica laica. Posso dirlo, perché è la verità. Non faccio del proselitismo, guardo semplicemente alla storia del nostro Paese». E questa eredità «ci obbliga, è un’occasione ma anche un dovere. Ci obbliga perché non dobbiamo solamente trasmetterla alle generazioni che verranno, ma farcene carico, senza complessi e senza falsi pudori». È uno dei passaggi più significativi del discorso pronunciato ieri dal presidente della Repubblica francese, Nicolas Sarkozy, a Le Puy-en-Velay, capoluogo dell’Alta Loira, in Alvernia, una delle località di partenza dei pellegrinaggi verso Santiago di Compostela.

La visita nella cattedrale romanica della città ha fornito l’occasione a Sarkozy per esaltare il patrimonio architettonico e artistico della Francia e, allo stesso tempo, per ricordare le radici dell’identità nazionale. «Non occuparsi del patrimonio — ha detto — è tradire la storia di un Paese. Proteggerlo è proteggere l’eredità della Francia, è difendere i segni più tangibili della nostra identità». La missione è farsi carico di questo patrimonio, di questa eredità, «intellettualmente, moralmente e politicamente». Poiché «è sempre pericoloso amputare la propria memoria»: per un individuo come per un popolo o una società, «l’ignoranza di sé porta raramente alla stima di sé. Ciò vale per noi e sicuramente per quello che trasmettiamo ai più giovani». Il capo dello Stato cita poi l’antropologo Claude Levi-Strauss per affermare che «l’identità non è una patologia»: senza identità non c’è diversità, anzi le identità sono all’origine della diversità, ha spiegato il presidente della Repubblica, secondo il quale «credere nella propria identità per meglio condividerla con le identità degli altri non è dar prova di chiusura». Non bisogna opporre identità e diversità ma «comprendere che affinché ci sia la diversità è necessario che ci sia il rispetto dell’identità», ha concluso.

Radici cristiane, per la Francia, ma anche radici ebraiche. Sarkozy non ha mancato di ricordarlo: «Gregorio di Tours, il più antico dei nostri storici, nelle stesse pagine della sua Storia dei Franchi , parla per la prima volta non solo del santuario di Puy-en-Velay ma anche della sinagoga di Clermont. Si era già in Alvernia e Gregorio di Tours scriveva circa quindici secoli fa».

Cristianità, laicità, identità: temi che il presidente francese ha trattato spesso nei suoi discorsi, fin dall’inizio del suo mandato all’Eliseo. Si ricorda, il 20 dicembre 2007, nel Palazzo del Laterano, a Roma, e poche settimane dopo a Riyadh, la riflessione sulla «laicità positiva», una laicità matura, che non teme di aprirsi davanti alle religioni. L’anno scorso poi il grande dibattito sull’identità nazionale, che il Governo ha dovuto chiudere in anticipo a causa dei malintesi provocati dal tema stesso alla base del confronto, che spesso ha rischiato di trasformarsi in una «stigmatizzazione» dell’islam. Il discorso pronunciato ieri a Le Puy-en-Velay si inserisce in un momento delicato della discussione politica. Com’è noto, il partito di Sarkozy, l’Ump, ha lanciato un dibattito (criticato dalla sinistra ma anche da rappresentanti della destra) sulla laicità e sul posto dell’islam nella società francese, dibattito che culminerà con una convention il 5 aprile.

Proprio ieri, sul quotidiano «Le Monde», un gruppo di personalità musulmane ha espresso perplessità sul tema, poiché «potrebbe rafforzare amalgami già troppo ancorati nello spirito di numerosi nostri concittadini riguardo l’islam», ribadendo che «la fedeltà dei musulmani alla propria religione non impedisce loro di essere pienamente legati al principio della laicità». Tutto questo mentre è partita una campagna di informazione sulla legge, in vigore dall’11 aprile, che vieta di indossare il velo islamico integrale nei luoghi pubblici.

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